Mit e Governo formalmente schierati con Art contro le Adsp
La scelta deriverebbe dalla mancata specificazione di mandato all’Avvocatura, ma Porta Pia non chiarisce. E anche per Petri (Assoporti) c’è l’imbarazzo di un possibile contrasto con Palazzo Chigi

Nuova puntata nella querelle anche legale che frappone le Autorità di sistema portuale di Genova e Bari, nonché Assoporti – e quindi anche tutte le altre Adsp – all’Autorità di regolazione dei trasporti: il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la Presidenza del Consiglio sono schierate con quest’ultima.
Lo testimonia l’intestazione della memoria difensiva di Art, che l’Avvocatura ha depositato al Tar del Piemonte anche a nome del Mit e di Palazzo Chigi. Una posizione che parrebbe a prima vista complementare all’approccio centralista del Governo certificato dal Ddl di riforma portuale recentemente approvato, che ad Art riconosce un esplicito potere di vigilanza sulla regolarità delle concessioni e il diritto di accedere a piene informazioni sui titoli in essere (all’art.29).
Difficile, però, pensare che i vertici delle Adsp ricorrenti abbiano agito senza un informale mandato politico e addirittura contro a chi li ha appena individuati. E, del resto, fonti ad esse vicine spiegano non solo che la delibera Art impugnata in realtà la riforma la tradirebbe, giacché il Garante si assegnerebbe un ruolo ben più ampio di quello riservatogli dalla legge. Ma anche che il viceministro Edoardo Rixi avrebbe dato pieno appoggio all’iniziativa.
Condizionale d’obbligo, perché il diretto interessato non ha risposto alle domande in merito “causa lutto” (per la morte di Umberto Bossi) e nessun altro, né al Ministero di Porta Pia né presso la presidenza del Consiglio ha chiarito il dilemma. Forse spiegabile, oltre che con un irrealistico e preoccupante scollamento fra vertice politico e uffici, con l’almeno altrettanto preoccupante ipotesi che né Mit né Chigi abbiano specificato all’Avvocatura la propria posizione, sicché questa, come parrebbe essere prassi, si sarebbe ascritta in automatico il mandato difensivo, in realtà antitetetico rispetto alla reale posizione delle due amministrazioni.
Configurando in ogni caso un cortocircuito. Qualora pure Ministero e Presidenza del Consiglio in sede dibattimentale dovessero chiarire la cosa e chiamarsi fuori dal processo, non potrebbero prendere le parti delle Adsp, perché il Governo (a differenza di Adsp e Art che possono rivolgersi al libero foro) dev’essere difeso solo dall’Avvocatura, che nel caso di specie difende però già controparte.
All’imbarazzo di presidenti di Adsp schieratisi contro chi li ha appena incaricati s’aggiunge infine quello di Roberto Petri, presidente di Assoporti. L’associazione delle Adsp non s’è ancora formalmente costituita in giudizio ad adiuvandum, ma ha reso nota l’intenzione di farlo e pochi giorni fa ha dato prova di voler entrare a gamba tesa nel contenzioso, con l’eloquente e perentoria lettera ad Art di cui ha dato notizia SHIPPING ITALY. Firmata proprio da Petri, che, già presidente esecutivo di Italimmobili, la società cui fanno capo gli immobili di Fratelli d’Italia, il suo partito, si troverebbe ora direttamente contrapposta al Governo di Giorgia Meloni, che di quel partito è la stella polare.
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