La crisi iraniana fa decollare (anche grazie a Grimaldi) il porto di Lamu in Kenya
Il gruppo armatoriale partenopeo ha movimentato nello scalo africano elevati volumi di auto originariamente destinate a Jebel Ali

Mentre le compagnie di navigazione elaborano piani di emergenza per le merci destinate alla regione del Golfo Persico, alcuni porti della costa dell’Africa orientale hanno acquisito un vantaggio strategico come hub di trasbordo dei carichi destinati al Medio Oriente.
Con il protrarsi del blocco nello Stretto di Hormuz, le principali compagnie di navigazione hanno informato i clienti sulla possibilità di reindirizzare le merci, offrendo l’opzione di lasciare i container in porti più sicuri. Una di queste strutture è il porto di Lamu, in Kenya, che ha tratto grande beneficio dalla riorganizzazione delle rotte di carico destinate alla regione del Golfo. Si registra in particolare un aumento del numero di vettori di auto che scelgono di scaricare le merci a Lamu, il che ha portato la produttività del porto a raggiungere livelli record.
Il 10 marzo, la Grande Auckland di Grimaldi, che ha una capacità di 9.000 Ceu, ha effettuato il suo primo scalo nel porto di Lamu. La nave, gestita dalla compagnia italiana Grimaldi Group, ha scaricato 469 auto provenienti dall’Europa, inizialmente destinate al porto di Jebel Ali a Dubai. Una settimana dopo, anche un’altra nave car carrier gestita da Grimaldi Lines, la Grande Florida, ha effettuato il suo primo scalo a Lamu. La nave, arrivata il 18 marzo, era carica di 3.800 autoveicoli e vari pezzi di ricambio.
L’Autorità Portuale del Kenya (Kpa) ha affermato che il recente aumento degli scali navali conferma lo status di Lamu come porto di trasbordo sulla costa dell’Africa orientale. Il direttore generale della Kpa, William Ruto, ha inoltre dichiarato che la prossima settimana è previsto l’arrivo a Lamu di un’altra nave che scaricherà 5.000 veicoli.
Il porto di Lamu è stato inaugurato nel 2021, ma è rimasto in gran parte sottoutilizzato per i primi tre anni. Tuttavia, le interruzioni del trasporto marittimo globale hanno permesso a Lamu di trarne vantaggio, grazie all’adeguamento dei servizi da parte delle compagnie di navigazione. Lo scorso agosto, il porto di Lamu ha fatto la storia con l’attracco della Nagoya Express di Hapag Lloyd, la portacontainer più lunga ad aver mai fatto scalo in un porto dell’Africa orientale. La nave, lunga 335 metri, ha una capacità di 8.604 Teu.
La visita della Nagoya (tra le altre portacontainer gestite da Hapag Lloyd e Cma Cgm) ha rappresentato una svolta per Lamu. Infatti, nel 2025 il porto ha visto il suo volume di merci aumentare del 974%, passando da 74.380 tonnellate nel 2024 a 799.161 tonnellate lo scorso anno. Ciò equivale a circa il cinque percento della capacità portuale esistente. Da gennaio, Lamu ha registrato 74 scali navali.
“Con un numero sempre maggiore di compagnie di navigazione che introducono servizi regolari a Lamu, si prospetta un aumento dei volumi di merci che transiteranno per il porto negli anni a venire” ha affermato la Kpa. Ma con l’aumento della domanda, la Kpa è sotto pressione per attrezzare le banchine esistenti e attrarre investitori nella vicina Zona Economica Speciale di Lamu. Recentemente, i media locali hanno rivelato che la Kpa è nelle fasi finali della sua trasformazione in società per azioni, ai sensi della nuova legge sulle imprese a partecipazione statale. Attualmente, la Kpa è finanziata dal Tesoro nazionale, ma la transizione verso una società per azioni mira a renderla autosufficiente dal punto di vista finanziario. Inoltre, la Kpa ha avviato il processo di selezione di operatori portuali privati per le banchine 1-3 del porto di Lamu.
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