Mozione del Friuli Venezia Giulia (sostenuta anche dalla Lega) contro la Porto d’Italia Spa
Fedriga incaricato di farsi parte attiva per indirizzare il processo di riforma nazionale della governance portuale evitando che Roma acquisisca competenze attualmente in capo alle Adsp di Monfalcone e Trieste

Fronda interna per la riforma portuale disegnata dai vertici del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
Quanto accaduto ieri al Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, regione presieduta da Massimiliano Fedriga, fra i più accreditati alla successione all’interno della Lega dell’attuale numero uno Matteo Salvini, non aiuterà il percorso della legge studiata da quest’ultimo e dal viceministro Edoardo Rixi per ridefinire in chiave centralista la portualità italiana, riportando a Roma i cordoni della borsa fiscale e le funzioni di stazione appaltante da oltre 30 anni appannaggio delle Autorità di sistema portuale.
L’assemblea, infatti, ha approvato all’unanimità la mozione presentata dal Pd, così come modificata da un emendamento bipartisan, che impegna il presidente della Regione a farsi parte attiva per indirizzare il processo di riforma nazionale della governance portuale, “evitando che Porti d’Italia spa (la newco a controllo pubblico fulcro della riforma, ndr) acquisisca competenze attualmente in capo alle Autorità di sistema portuale, salvaguardando le loro esigenze di agibilità operativa e gestionale”.
La mozione è stata accolta dalla Giunta Fedriga, rappresentata in Aula dall’assessore alle Infrastrutture, Cristina Amirante (Fratelli d’Italia). “Raccogliamo le preoccupazioni trasversali dei territori per questa riforma, che con la creazione di una società di coordinamento nazionale, Porti d’Italia, toglie autonomia, risorse finanziare (-40%) e anche capitale umano alle Autorità di sistema portuale” ha sottolineato Diego Moretti (Pd), evidenziando anche le novità sul fronte delle nomine con una maggiore ingerenza da parte del Ministero.
“Era importante trovare un punto di convergenza su quello che vogliamo per il futuro dell’Autorità di sistema portuale, al di là delle diverse valutazioni sul possibile schema di riforma della governance” ha commentato Antonio Calligaris (Lega): “E tutti vogliamo che sia mantenuta l’autonomia dei porti di Trieste e Monfalcone, asset strategico per lo sviluppo economico della nostra regione”. Durante il dibatto in Aula, anche Roberto Cosolini (Pd) ha posto l’accento sull’importanza di un pronunciamento unitario dell’Assemblea per il mantenimento delle competenze e delle risorse del proprio sistema portuale: “È fuori discussione che serva una strategia nazionale anche per la logistica e la portualità per superare frammentazioni, doppioni e investimenti senza ricadute effettive, ma la deve fare il Ministero, non Porti spa”. Per Rosaria Capozzi (M5S) “dietro all’obiettivo di rafforzare il sistema si profila un accentramento di funzione che potrebbe risultare deleterio per i nostri porti”.
In chiusura, accogliendo la mozione, “che così come rivista riassume in maniera importante la strategicità del nostro porto” anche l’assessore Amirante ha sottolineato la centralità del tema del mantenimento delle funzioni e dell’autonomia dell’Autorità portuale.
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