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Crociere in ginocchio: “Moltissime aziende spariranno”

Edoardo Monzani, amministratore delegato di Stazioni Marittime, il terminal passeggeri del porto di Genova controllato da Msc e partecipato anche da Costa Crociere, vede con grande preoccupazione la crisi che sta vivendo il comparto crocieristico. “Moltissime aziende spariranno” dice a SHIPPING ITALY. Un’industria che in passato aveva dimostrato grande resilienza dopo il crollo delle prenotazioni conseguente al naufragio della Costa Concordia o agli attentati terroristici in Nord Africa, questa volta sembra aver subito un colpo durissimo. “Quelli erano eventi circoscritti a un solo mercato. Le navi venivano posizionate altrove.
Ora la crisi è globale e mi domando come molte compagnie sovraindebitate per le recenti nuove costruzioni possano ripagare i mutui contratti con le navi ferme”.

L’osservazione è corretta perché lo stop alle crociere che sempre più compagnie stanno obtorto collo mettendo in atto arriva nel momento storico di massima espansione del portafoglio ordini mondiale di nuove costruzioni. Ad oggi risultano già firmati contratti per 118 navi in costruzione nei prossimi sette anni per un valore complessivo di oltre 66 miliardi di dollari.

Msc Crociere è la compagnia crocieristica con il programma più importante composto da 12 nuove navi programmate nei prossimi anni per un investimento totale previsto di 11,3 miliardi di dollari circa. Ma come lei anche gli altri grandi gruppi delle crociere come Royal Caribbean Cruises, Carnival Corporation e Norwegian Cruise Line Holdings hanno scommesso molto sulla crescita inarrestabile del settore nei prossimi anni. Fincantieri da sola al 30 settembre scorso (secondo l’ultima trimestrale pubblicata) poteva vantare ordini acquisiti pari a euro 6,8 miliardi relativi a contratti firmati per 17 unità, tra cui 11 navi da crociera per 5 brand diversi (Oceania, Regent Seven Seas, Viking, Msc, Princess).

La capitalizzazione in Borsa di questi top player è letteralmente crollata a causa dell’emergenza Coronavirus: il titolo Carnival dai quasi 52 dollari di metà gennaio ne vale oggi circa 17, Royal Caribbean da 135 dollari è scesa agli attuali 33, mentre Norwegian Cruise Line Holdings da 59 dollari è crollata a 11.

La speranza è che, una volta archiviata questa emergenza, la ripresa sia a “V”, dunque altrettanto repentina, altrimenti sarà molto doloroso l’impatto su tutto l’indotto diretto e indiretto (cantieri navali, terminal portuali, escursioni, tour operator e agenzie di viaggi, personale, catering e altri fornitori vari).

Statistiche recenti di Clia (l’associazione mondiale delle compagnie crocieristiche) le aspettativa per il 2020 erano di 32 milioni di passeggeri, mentre almeno 19 le nuove navi destinate a debuttare sul mercato e portando così il totale di quelle attive in giro per il mondo a 278 unità. Di queste il 32% è posizionato operativamente ai Caraibi e il 17% nel Mediterraneo. Il rapporto di Clia rileva anche le crociere avevano avuto un aumento dell’impatto economico mondiale nel 2018, portando 1,18 milioni di posti di lavoro. Ciò equivale a 50,2 miliardi di dollari in stipendi e investimenti per 150 miliardi di dollari in tutto il mondo.

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