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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Quel pessimo affare (ad oggi) degli scrubber

Gli armatori e le compagnie di navigazione che hanno scelto di investire nell’installazione di scrubber per rispettare le nuove norme sull’emissioni di zolfo entrate in vigore da gennaio 2020 non hanno fatto un buon affare. Quantomeno non ai livelli attuali di prezzo del bunker, mentre i primi giorni di gennaio erano al contrario considerati i vincitori sul mercato. Il costo di ogni impianto è in media di circa 3 milioni di euro.

Il giudizio sulla scelta (azzeccata o meno) di puntare sui depuratori dei fumi, o in alternativa ad acquistare il carburante a basso tenore di zolfo (0,5%), varia a seconda del prezzo del bunker. L’ultimo report settimanale di DynaLiners evidenzia che in questi giorni, complice anche il crollo del prezzo del petrolio sotto i 40 dollari a barile, il prezzo del heavy fuel oil (Hfo) al 3,5% di tenore di zolfo è sceso appena sotto i 200 dollari per tonnellata, così come il very low sulphur fuel oil (Vlsfo) è arrivato sotto a quota 300 dollari. Il risultato è stato un differenziale fra i due carburanti (il Hfo viene utilizzato dalle navi con gli scrubber) inferiore ai 100 dollari per tonnellate stando ai prezzi che si vedono nel porto di Rotterdam. Ciò significa che ai livelli di prezzi attuali del bunker chi ha speso 3 milioni di euro per installare uno scrubber non ha fatto un buon affare, tanto più se si considera che gli impianti ‘open-loop’ sono banditi da un numero crescente di porti.

Se questo trend dei prezzi dei carburanti dovesse proseguire a lungo è probabile che più di un armatore riveda la propria scelta di puntare sugli scrubber (chi è ancora in tempo per farlo) mentre se dovesse per qualche ragione impennarsi di nuovo (come avvenuto a inizio gennaio) il costo del carburante le navi con i depuratori di fumo a bordo torneranno a essere un affare azzeccato.

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Fonte: DynaLiners weekly 11-2020 report