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Economia

Laghezza chiede sostegno pubblico parzialmente a fondo perduto per le aziende

Alessandro Laghezza, presidente di Confetra Liguria e vertice dell’omonimo gruppo logistico e spedizionieristico spezzino, ritiene che le misure di sostegno alle imprese previste dal decreto Cura Italia non siano sufficienti e ritiene che occorra pensare a un meccanismo di finanziamento e supporto alle imprese innovativo, che a un prestito erogato automaticamente sulla base di semplici […]

di Nicola Capuzzo
1 Aprile 2020
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Laghezza Alessandro (Confetra Liguria – Gruppo Laghezza) (1)

Alessandro Laghezza, presidente di Confetra Liguria e vertice dell’omonimo gruppo logistico e spedizionieristico spezzino, ritiene che le misure di sostegno alle imprese previste dal decreto Cura Italia non siano sufficienti e ritiene che occorra pensare a un meccanismo di finanziamento e supporto alle imprese innovativo, che a un prestito erogato automaticamente sulla base di semplici parametri affianchi necessariamente una componente a fondo perduto o in conto capitale.

“Il meccanismo che propongo per le imprese della logistica è il seguente: anticipo immediato senza oneri del 50% delle fatture non pagate tramite Cassa Depositi e Prestiti (proposta Confetra) o, in alternativa e per le Pmi, prestito automatico immediato erogato o garantito dallo Stato pari al 10% del fatturato dell’anno 2019, con una componente a fondo perduto variabile fra il 10 e il 20% del prestito stesso in base alle dimensioni e alla tipologia dell’impresa” spiega Laghezza.

Che poi ancora aggiunge: “Un’azienda con 10 milioni di fatturato si troverebbe quindi a ricevere liquidità immediata per un milione, dei quali dovrebbe restituire nella migliore delle ipotesi, in un tempo non inferiore a un anno e con rate triennali, l’80 per cento, ossia 800.000 euro. La differenza, ossia 200.000 euro, resterebbe come contributo in conto capitale, a copertura almeno parziale delle perdite maturate nell’anno, fatta salva la possibilità di un maggior ristoro per le imprese più colpite, sulla base dell’effettivo calo di fatturato riscontrato a fine 2020. È chiaro che un meccanismo del genere non può essere affidato al solo sistema bancario, che ne può essere veicolo, ma l’intervento deve essere diretto dello Stato, o delle sue emanazioni Cdp/Invitalia”.

Secondo l’imprenditore spezzino “si tratta per una volta di invertire la direzione del rubinetto che normalmente trasferisce danaro dalle imprese allo Stato e indirizzarlo dallo Stato direttamente alle imprese. Per le imprese di autotrasporto l’erogazione del contributo dovrebbe essere accompagnata da ulteriori meccanismi di stimolo, atte a incentivare la capitalizzazione delle imprese e i processi di aggregazione societaria o operativa”.

Un’operazione, secondo lo stesso Laghezza, dal costo di alcuni miliardi ma assolutamente necessaria “per la sopravvivenza e il rilancio di un settore che vale nel suo complesso il 9 per cento del PIL italiano ed è strumento essenziale per altri 30 punti di Pil, quanto ne vale l’export made in Italy”.

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