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Dopo Taranto, Yilport fa rotta anche sul porto di Brindisi

Yilport, la società che gestisce gli investimenti nei porti per il gruppo turco Yildirim, dopo aver preso in concessione il terminal container di Taranto (seppure stia ridimensionando i piani), è intenzionato a investire anche nello scalo pugliese di Brindisi. La società ha fatto pervenire ieri sera alla port authority una propria manifestazione d’interesse a ottenere una concessione per realizzare un terminal crociere nelle aree dove sorge il capannone ex Montecatini. L’idea sarebbe quella di seguire la strada del partenariato pubblico-privato insieme alla port authority.

Lo ha confermato a SHIPPPING ITALY il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Meridionale, Ugo Patroni Griffi, dicendosi “favorevolissimo a progetti basati sul modello del Partenariato Pubblico Privato” e sottolineando che “il porto di Brindisi è tornato a essere uno scalo attrattivo per via degli investimenti programmati e per l’imminente istituzione della Zes”.

Anche grazie agli spazi notevoli a disposizione nell’area di Sant’Apollinare e alle future nuove banchine che consentiranno di accogliere navi fino a 360 metri (oggi la lunghezza massima ricevibile in porto è 290 metri) il target è fino alle navi più grandi attive sul mercato. L’investitore turco avrebbe poi considerato di grande appeal la presenza e l’estrema vicinanza dell’aeroporto che consentirebbe sinergie interessanti nell’imbarco e sbarco di passeggeri dalle navi per chi arriva dall’estero.

La strada non sarà però tutta in discesa, in primis perché in ogni caso l’AdSP dovrà procedere a una gara al fine di sondare se ci siano altri player interessati all’area, secondariamente quel capannone oggetto di richiesta rientra in un accordo fra AdSP e Comune di Brindisi per restituire spazi portuali alla città.

Se andasse a buon fine il progetto di Yilport, Brindisi diventerebbe come detto il secondo presidio portuale in Italia e in Puglia dopo il recente avvio dell’attività al San Cataldo Container Terminal che deve però già fare i conti con l’emergenza coronavirus e con un piano industriale che il terminalista intende rivedere al ribasso in termini di volumi container da movimentare.

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