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Moby ha chiesto al tribunale di Milano altro tempo per presentare il piano concordatario

Moby ha chiesto ieri al Tribunale di Milano una proroga (fino a 60 giorno è il termine massimo) per presentare un piano concordatario da sottoporre al voto dei creditori. La conferma arriva a SHIPPING ITALY da alcune fonti che stanno lavorando direttamente alla procedura. La richiesta verrà esaminata in questi giorni dal giudice delegato Vincenza […]

di Nicola Capuzzo
28 Ottobre 2020
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navi di Moby e Tirrenia in porto a Genova

Moby ha chiesto ieri al Tribunale di Milano una proroga (fino a 60 giorno è il termine massimo) per presentare un piano concordatario da sottoporre al voto dei creditori. La conferma arriva a SHIPPING ITALY da alcune fonti che stanno lavorando direttamente alla procedura. La richiesta verrà esaminata in questi giorni dal giudice delegato Vincenza Agnese e dai commissari cui spetterà la decisione di accettare o meno questa richiesta di tempo aggiuntivo. Ovviamente la situazione di crisi e di emergenza generata dalla pandemia di Covid-19 è una delle ragioni alla base di questa richiesta.

A inizio luglio il Tribunale di Milano aveva ammesso la domanda di concordato preventivo presentata da Moby e Compagnia Italiana di navigazione (Cin) finalizzata alla ristrutturazione del debito con il ceto creditizio secondo la procedura ex.art.161 della legge fallimentare. Il termine per presentare il piano era fissato a oggi, 28 ottobre, ma con la possibilità di estenderlo di ulteriori due mesi. Cosa che, quasi certamente, avverrà.

Un paio di settimane fa era emersa l’indiscrezione secondo cui il Gruppo Moby sarebbe in cerca di soci finanziari, fra questi alcuni fondi d’investimento, per esplorare possibilità di collaborazione al fine di trovare un supporto finalizzato a presentare un piano concordatario convincente. Secondo quanto riportava Reorg Research due potrebbero essere le strade in caso di intervento da parte di un investitore istituzionale: o un fondo inietta nuova liquidità all’interno dei Moby, oppure rileva i bond e poi cerca una quadra con la stessa compagnia di traghetti e con le banche.

Come noto la quasi totalità del naviglio di Moby e della controllata Cin (Compagnia Italiana di Navigazione) è ipotecato da banche e obbligazionisti, oltre che dal Ministero dello sviluppo economico per i 120 milioni di euro ancora dovuti per le rate di prezzo non saldate e relative all’acquisto dell’ex compagnia pubblica Tirrenia.

Secondo gli ultimi documenti disponibili, al 30 giugno scorso Moby faceva registrare una perdita pari a circa 50 milioni di euro mentre l’indebitamento complessivo ha raggiunto quota 643,8 milioni di euro. Di questi, poco meno di 160 milioni sono debiti verso le banche, 295 milioni verso altri finanziatori (obbligazionisti), 39,3 milioni verso fornitori e 140 milioni verso imprese controllate.

Nessun aggiornamento, infine, sulle altre questioni in stand-by: la cessione a Rimorchiatori Riuniti Panfido della divisione rimorchio portuale, la cessione della nave ro-ro Beniamino Carnevale e la negoziazione avviata a inizio anno con un raggruppamento significativo di obbligazionisti.

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