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Sentenza storica in Norvegia: armatore condannato per la cessione di una nave a scrap in Pakistan

L’impegno della Norvegia nel contrastare le demolizioni di navi in paesi dove questa attività è svolta in condizioni spesso sub-standard ha trovato ora una nuova conferma in una sentenza dal valore storico. L’armatore Georg Eide è stato infatti riconosciuto colpevole dal tribunale del distretto del Sunnhordland di aver collaborato nel 2017 con il cash buyer […]

di Nicola Capuzzo
1 Dicembre 2020
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L’impegno della Norvegia nel contrastare le demolizioni di navi in paesi dove questa attività è svolta in condizioni spesso sub-standard ha trovato ora una nuova conferma in una sentenza dal valore storico.

L’armatore Georg Eide è stato infatti riconosciuto colpevole dal tribunale del distretto del Sunnhordland di aver collaborato nel 2017 con il cash buyer Wirana nel tentativo di esportare illegalmente in Pakistan la nave Tide Carrier (nota anche come Eide Carrier e Harrier) per avviarla a demolizione. Eide è stato pertanto condannato a sei mesi di reclusione, mentre la corte ha ordinato la confisca di 2 milioni di corone norvegesi a carico di Eide Marine Eiendom AS, società che faceva capo alla famiglia Eide.

Il caso della Tide Carrier aveva già suscitato un certo clamore nel 2017. Inattiva da un decennio, la nave – che nel frattempo aveva dismesso la bandiera norvegese per inalberare quella delle Comore, aveva cambiato nome ed era stata registrata sotto una società di St. Kitts and Nevis – era stata ceduta a Wirana con lo scopo di avviarla a demolizione sulle spiagge di Gadani, in Pakistan. Nel febbraio del 2017, mentre provava a lasciare la Norvegia, la Tide Carrier aveva avuto un problema al motore al largo di Jaeren. Il guasto aveva reso necessario l’intervento di due rimorchiatori, che l’avevano poi ricondotta a riva. La Ong Shipbreaking Platform e l’organizzazione ambientalista norvegese Bellona, che avevano già effettuato alcune ricerche, ​​avevano nel frattempo avvertito la polizia del paese segnalando che la nave correva il rischio di essere demolita illegalmente in Asia.

Le autorità norvegesi, nel tentativo di identificare l’armatore, avevano successivamente trovato prove del fatto che la nave fosse diretta in Pakistan per essere demolita e non, come invece era stato loro comunicato, in Medio Oriente per un intervento di riparazione. Più precisamente, a bordo della nave erano stati ritrovati due diversi certificati emessi da Marine Warranty Surveyor Aqualis Offshore, uno in cui si parlava di un viaggio per un intervento di refurbishment a Dubai e un altro che citava la reale destinazione finale in Pakistan.

Secondo la pubblica accusa e i giudici della corte del distretto di Sunnhordland che lo hanno condannato, non ci sono dubbi sul fatto che Eide fosse a conoscenza del fatto che la nave sarebbe stata demolita in Asia, tanto che secondo i loro riscontri l’armatore aveva anche fornito assistenza nell’organizzazione dell’ultimo viaggio.

La vicenda ha portato anche a una condanna nei confronti di Wirana, sanzionata per 7 milioni di corone norvegesi per avere falsificato la documentazione sulla destinazione della nave, mentre le accuse nei confronti di Marine Warranty Surveyor Aqualis Offshore sono decadute.

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