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Signorini: “Il ricorso alla Corte Ue ha poche chance. Meglio le AdSP S.p.a.”

Assoporti, l’associazione delle port authority italiane, ha condiviso e supportato la scelta dettata dalla Ministra dei trasporti, Paola De Micheli, di presentare ricorso alla Corte di Giustizia Europea sulla procedura promossa dalla Commissione che vorrebbe i porti italiani sottoposti a fiscalità per l’attività d’impresa svolta. Nonostante la compattezza evidenziata dal presidente Daniele Rossi, c’è chi, […]

di Nicola Capuzzo
18 Gennaio 2021
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Assoporti, l’associazione delle port authority italiane, ha condiviso e supportato la scelta dettata dalla Ministra dei trasporti, Paola De Micheli, di presentare ricorso alla Corte di Giustizia Europea sulla procedura promossa dalla Commissione che vorrebbe i porti italiani sottoposti a fiscalità per l’attività d’impresa svolta. Nonostante la compattezza evidenziata dal presidente Daniele Rossi, c’è chi, come Paolo Emilio Signorini, la pensa diversamente (non è l’unico) e coglierebbe l’occasione per cambiare modello.

Rispondendo a una domanda sul tema posta da Alessandro Pitto, presidente degli spedizionieri genovesi (Spediporto) durante una trasmissione televisiva dell’emittente locale Primocanale, il numero uno della port authority che governa gli scali di Genova e Savona ha detto: “La posizione italiana ha una sua ratio: il Parlamento e tutti gli ultimi governi che si sono succeduti sostengono che il modello di governance dei porti italiani sia rigidamente pubblicistico e non ci siano elementi d’impresa. In parte è vero. La posizione del governo italiano dunque è: quelli italiani non devono essere assimilati a porti di altre regioni europee ma mantenere il regime fiscale che abbiamo”.

Signorini ha spiegato che “questa è la posizione maggioritaria nel nostro Paese come forze politiche”, ma ha anche aggiunto: “Di fronte a questa posizione io non credo che avremo grandi chance in Europa perché la posizione di antitrust consolidata dell’Unione Europea, sia come ramo esecutivo, sia come giurisprudenza della Corte di giustizia, è che non importa la natura giuridica del soggetto che svolge un’attività ma la natura dell’attività”.

Più nel dettaglio il presidente dell’AdSP del Mar Ligure Occidentale ha specificato quanto segue: “La Commissione Europea dice: nel momento in cui tu affitti aree demaniali marittime dietro il compenso di un canone è attività d’impresa, nel momento in cui tu fai attività di appalti e opere nel porto di Genova fai attività d’impresa e via di seguito. Quindi io non credo avremo molta fortuna dal punto di vista dell’esito del ricorso. Ovviamente mi adeguo alla posizione maggioritaria nel Paese e spero che l’Italia vinca. Però ho qualche dubbio”.

Signorini ha poi illustrato chiaramente la sua visione sulla questione: “Io auspico una trasformazione dell’Autorità di sistema portuale in una società per azioni pubblica, sottratta ai principali vincoli sostanzialmente di tre grandi provvedimenti che sono quello sul pubblico impiego, quella sulle società partecipate (legge Madia) e quello del Codice dei contratti pubblici per fare le opere. A mio parere, per competere con gli altri porti del mondo, noi avremmo bisogno di questo. Rimarrebbe totalmente pubblica la proprietà e rimarrebbe rigidamente pubblica la governance, però penso che sarebbe un passo nella direzione auspicata per essere più competitivi”.

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