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Augusta Due: agli arresti domiciliari l’armatore e in carcere due marittimi per l’affondamento di un peschereccio

La direzione marittima di Palermo del Corpo delle Capitaneria di porto – Guardia Costiera a proposito del caso riguardante l’affondamento del peschereccio Nuova Iside ha fatto sapere di aver eseguito oggi, “in esecuzione all’Ordinanza di Applicazione di misure cautelari e all’Ordine di esecuzione emessi, rispettivamente, dal Giudice per le Indagini Preliminari e dalla Procura della […]

di Nicola Capuzzo
11 Febbraio 2021
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La direzione marittima di Palermo del Corpo delle Capitaneria di porto – Guardia Costiera a proposito del caso riguardante l’affondamento del peschereccio Nuova Iside ha fatto sapere di aver eseguito oggi, “in esecuzione all’Ordinanza di Applicazione di misure cautelari e all’Ordine di esecuzione emessi, rispettivamente, dal Giudice per le Indagini Preliminari e dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, tre provvedimenti giudiziari nei confronti di C.G. classe 1975 e C.G. classe 1994, all’epoca dei fatti rispettivamente Comandante e Terzo Ufficiale di Coperta della motonave Vulcanello M., che sono stati tradotti in carcere presso le case circondariali di Poggioreale e di Locri, mentre la misura degli arresti domiciliari è stata applicata a carico dell’armatore B.R. classe 1946”.

L’armatore in questione è Raffaele Brullo, fondatore e vertice della shipping company romana che operava la nave che secondo le indagini potrebbe essere stata coinvolta nell’incidente avvenuto il 12 maggio 2020 e che potrebbe avere comportato l’affondamento del motopesca Nuova Iside, e dei suoi tre membri di equipaggio, in un tratto di mare a Nord di San Vito (Trapani).

“Una complessa e capillare attività di ricerca condotta con estrema perizia dai mezzi aeronavali della Guardia Costiera di Palermo, consentì di recuperare i corpi di due membri dell’equipaggio e, successivamente, con l’ausilio di unità navali specializzate della Marina Militare, di individuare il relitto del motopesca affondato nei pressi dell’ultima posizione nota” è scritto nella ricostruzione della Guardia Costiera. “Il 20 giugno 2020,  sulla spiaggia di San Ferdinando (Gioia Tauro), è poi stato ritrovato un corpo, successivamente risultato appartenere al terzo marittimo disperso”.

Per l’accertamento e la ricostruzione dei fatti è stata condotta “una intensa, articolata e specialistica attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Palermo, che ha disposto: il sequestro del VDR (Voice Data Recorder), “la scatola nera” della nave Vulcanello M.; l’ispezione alla carena della nave con il Nucleo Subacquei della Guardia Costiera; una specifica attività investigativa sullo scafo della nave Vulcanello M, con l’ausilio del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche – RIS di Messina, per la ricerca di elementi oggettivi riconducibili ad un possibile impatto con il Nuova Iside”.

Gli accertamenti sono, poi, proseguiti “con il sequestro della nave, l’esame della strumentazione di bordo, in particolare il Vdr, che ha permesso di ricostruire con accuratezza le fasi della navigazione nell’imminenza dell’ipotizzato sinistro marittimo”. L’autorità marittima ha poi aggiunto che “sono stati, inoltre, compiuti mirati accertamenti  presso il cantiere di costruzione del Nuova Iside, ispezioni a bordo della nave Vulcanello M. e perquisizioni delle sedi della società armatrice della nave, anche in relazione alla accertata pitturazione del suo scafo, quale integrazione della fattispecie di reato di ipotizzata frode processuale. Per effetto dei citati provvedimenti, eseguiti in data odierna, gli indagati sono stati tradotti da personale della Guardia Costiera di Palermo, con l’ausilio di personale dei Comandi di Napoli e Gioia Tauro, presso le case circondariali di Poggioreale e  Locri, a disposizione della Autorità Giudiziaria procedente”.

I marittimi  risultano tutt’oggi indagati per i reati di omicidio colposo e naufragio colposo, mentre a carico dell’armatore, posto agli arresti domiciliari dal Nucleo Speciale d’Intervento del Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto di Roma, si indaga per i reati di frode processuale e favoreggiamento personale.

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