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Appello di Assarmatori a Giovannini sul rinnovo dei traghetti privati e sull’estensione del Registro Internazionale

Il primo confronto pubblico fra l’associazione di categoria Assarmatori e il neoministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili può dirsi concluso con uno 0-0. Durante il webinar organizzato insieme a Conftrasporto e Confcommercio-Imprese per l’Italia, il presidente dell’associazione degli armatori ha esposto al rappresentante del Governo le proprie proposte (e perplessità) su un paio di […]

di Nicola Capuzzo
18 Marzo 2021
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Il primo confronto pubblico fra l’associazione di categoria Assarmatori e il neoministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili può dirsi concluso con uno 0-0. Durante il webinar
organizzato insieme a Conftrasporto e Confcommercio-Imprese per l’Italia, il presidente dell’associazione degli armatori ha esposto al rappresentante del Governo le proprie proposte (e perplessità) su un paio di temi specifici e l’interpellato o ha risposto su altri temi o ha replicato con un “verificherò”.

I due punti salienti del discorso di Stefano Messina sono stati il Pnrr e l’estensione del registro Internazionale alle altre bandiere comunitarie. Su quest’ultimo punto la posizione di Assarmatori è nota e la tesi sostenuta è stata rinforzata da uno studio di Nomisma che mostra come l’occupazione dei marittimi italiani sta seguendo un trend stagnante, quando non regressivo. “Finora gli sgravi del Registro Internazionale erano riservati solo all’imbarco di italiani su navi di società stabilite in Italia. Se vogliamo rilanciare l’occupazione non possiamo limitarci solo alla bandiera italiana; è necessario attrarre gli investitori esteri ma escludendo quelli che sul territorio non hanno radicamento”. A SHIPPING ITALY il vertice dell’associazione ha precisato: “Per noi il tema essenziale è che chi prende l’aiuto debba avere un serio radicamento sul territorio nazionale e con ciò intendiamo stabile organizzazione ai sensi dell’art 162 del Tuir“.

L’altro punto sul quale Messina è andato all’attacco è il rinnovo dei traghetti perché, se è pur vero che nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) sono stato inseriti a questo scopo 500 milioni di euro, la misura riguarda naviglio (12 traghetti e 10 aliscafi) da assegnare alle autorità regionali che poi a loro volta le cederanno in gestione agli operatori del servizio individuati. Il presidente di Assarmatori ha contestato il fatto che quei 500 milioni altro non sono che la misura prevista dal decreto ministeriale 52/2018 che dal bilancio dello Stato viene così trasferito al Recovery fund. “All’inizio il Pnrr aveva previsto 2 miliardi di euro per il rinnovo dei traghetti mentre questi 500 milioni per le Regioni non solo la soluzione al problema del rinnovo del naviglio. La flotta attualmente fa capo ad armatori privati e un sostegno pubblico porterebbe al rinnovo di decine di navi che riteniamo potrebbero essere costruite prevalentemente in Italia”.

Il ministro Giovannini nella sua replica ha detto che “la vera sfida sarà attuare il Pnr, non tanto farlo” e ha assicurato che “l’attenzione sul settore marittimo è massima”. Sulla questione dell’estensione dei benefici garantiti dal Registro Internazionale alle altre bandiere europee il ministro ha quasi sorvolato, mentre all’osservazione di Assarmatori secondo cui il cold ironing dovrebbe essere previsto solo in alcuni porti scalati da navi attrezzate, ha risposto che “se ne occuperà il neonato Comitato per la transizione energetica”.

A proposito invece della critica di Messina relativa al rinnovo delle flotte ha risposto che “sul d.m. 52/2018 farò una verifica per capire gli strumenti migliori da adottare”.

In conclusione il ministro Giovannini ha tenuto a ricordare che “ci sono molti altri fondi nazionali” e quindi “che il Pnrr non è l’ultima spiaggia per attuare la transizione”.

Nicola Capuzzo

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