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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Donazioni per i “No grandi navi”: al futuro di Venezia invece chi ci pensa?

Contributo a cura di Marco Gorin *

* presidente Ormeggiatori Venezia

 

Venezia non muore perché passa una nave per il bacino di San Marco, Venezia muore perché quella nave qualcuno non la vuol più far passare, neanche con le dovute misure e tutte le precauzioni del caso. Purtroppo non è stato solo il Covid a farle allontanare, il porto crocieristico è fermo dall’acqua alta del novembre 2019, ma è bloccato in verità da anni di assenza di scelte, di disinformazione e di fake news dilagate in tutto il mondo. Le decisioni che da tempo aspettiamo sul futuro del nostro porto speriamo invece si basino su informazioni corrette.

Quello stesso porto che oggi, giorno dopo giorno mostra un lato di sé sempre più pesante, desolante e umiliante, quello di un’eccellenza mondiale che sta per morire. Le soluzioni per risolvere questo annoso groviglio di problemi ci sono, è necessario e urgente dare un futuro a migliaia di lavoratori, garantendo dignità a loro e a alle loro famiglie che oggi sono in forte sofferenza.

Ed è in questo contesto che leggere che Vip del mondo dello spettacolo partecipano alla colletta per contribuire a pagare una multa dovuta a fronte di azioni vandaliche fa davvero male. Quelle azioni, non solo hanno messo a rischio l’incolumità di passeggeri, marinai, operatori e cittadini ma hanno contribuito a deteriorare l’immagine della nostra città, del suo porto e del suo futuro.

Non so se ci hanno pensato quei Vip prima di associare la loro immagine a questa battaglia, che non ha nulla di “green” o di “sostenibile” ma che è davvero “insopportabile” per le famiglie e le persone che da sempre credono in un futuro portuale della città. Un futuro che può e deve essere compatibile con la crescita della città e dei suoi abitanti, già perché anche noi portuali siamo abitanti di questa città. E chi decide di prendere la cittadinanza a Venezia dovrebbe quanto meno approfondire tutti gli aspetti del territorio in cui risiede prima di portare bandiere ideologiche!

Quest’ultimo episodio non fa che aggiungere tristezza e sconforto a quelle migliaia di lavoratori che nutrono ancora una flebile speranza di ripresa della propria attività per ricominciare a vivere con dignità e a testa alta.

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