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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Cedute dai fondi altre due bulk carrier italiane: Marlene D’Amato e Bottiglieri Challenger

Sul mercato della compravendita navale vengono in questi giorni segnalate due operazioni che riguardano da vicino interessi italiani. Più precisamente si tratta di navi che fino a poco tempo fa appartenevano a shipping company partenopee ma nel frattempo sono passate sotto il controllo di fondi d’investimento che a loro volta avevano rilevato il credito bancario incagliato dall’istituto di credito originariamente finanziatore dell’acquisto.

L’ultima in ordine di tempo è stata la cessione della nave Marlene D’Amato, una bulk carrier passata l’anno scorso nelle mani di Pillarstone Italy da quelle di Fertilia nell’ambito della ristrutturazione del gruppo Perseveranza di Navigazione completata dodici mesi fa. Proprio quest’ultima azienda è stata fino ad oggi il gestore tecnico della nave. Secondo quanto confermato a SHIPPING ITALY da fonti vicine a Pillarstone la nave è stata appena ceduta per quasi 16 milioni di dollari.

L’altra nave bulk carrier che ha lasciato la bandiera italiana è la Bottiglieri Challenger, un post panamax del 2010 che, secondo quanto confermato direttamente dalla Giuseppe Bottiglieri Shipping Company (azienda controllata al 100% dal fondo Bain Capital) è stata ceduta per 14,3 milioni di dollari a una società armatoriale greca non meglio identificata.

I fondi d’investimento continuano in questo modo a cogliere un momento di mercato relativamente ‘ricco’ nel segmento dry bulk dello shipping per monetizzare gli asset acquisiti negli ultimi anni nell’ambito di varie ristrutturazioni finanziarie.

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