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Il Governo italiano stanzia oltre 1 milione per il refitting del pattugliatore libico P201

Il Ministero degli Interni – precisamente tramite il Dipartimento della Pubblica Sicurezza–Direzione centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere – ha messo sul piatto circa 1,17 milioni di euro per il refitting di un pattugliatore multiruolo di proprietà dello Stato libico, cui sarà restituito al termine dell’intervento.

La nave in questione è il P201, una delle tre unità (le altre due sono le motovedette P300 e P301) appartenenti alla amministrazione generale per la sicurezza costiera dello Stato libico, la cui rimessa in efficienza era stata presa in carico dall’Italia a seguito del patto raggiunto con la Libia nel 2017 per il contrasto all’immigrazione illegale.

Nel dettaglio, il Ministero ha avviato una gara europea per la quale ha stanziato 830mila euro (cui si sommano 124mila e 190mila euro per l’esercizio di eventuali opzioni e ulteriori 24mila euro per le spese di pubblicità legale) con l’obiettivo di riportare in classe l’unità (che ora si trova nel porto tunisino di Bizerta), con le notazioni originariamente assegnate in fase di costruzione, ovvero classe Pc, Patrol, Offshore navigation. L’intervento si inserisce nel progetto “Support to Integrated Border and Migration Management in Lybia – First Phase”, con risorse a valere sul Trust Fund for Africa.

Come per le due motovedette P300 e P301, anche il pattugliatore P201 – lungo 28 metri per 6,4 di larghezza, con 155 tonnellate di stazza lorda, in grado di ospitare 10 membri dell’equipaggio per periodi di lunga permanenza in mare e all’occorrenza altre 40 tra spazi interni ed esterni – è opera di Cantiere Navale Vittoria, che l’ha realizzato nel 2010. Lo stabilimento di Adria si è peraltro già occupato recentemente di attività di refitting delle stesse tre unità, sempre sulla base di appalti del Ministero degli Interni italiano.

Da evidenziare che per un analogo intervento svolto in particolare nel 2019 l’individuazione di Cnv era apparsa “l’unica praticabile” non solo per la conoscenza dei mezzi in questione da parte del cantiere, ma anche in quanto – si legge dalla relativa determina a contrarre del Ministero dell’Interno – la società, “costruttrice delle tre motovedette”, era stata “formalmente segnalata” dalle stesse autorità libiche e una diversa selezione – prosegue lo stesso documento – avrebbe “verosimilmente posto a rischio il raggiungimento dell’obiettivo strumentale (riparazione dei natanti) e di quello finale (cooperazione dello Stato libico nelle attività di prevenzione e contrasto dell’immigrazione illegale)”.

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