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Al porto di Venezia è guerra sul nuovo terminal auto di Gavioli

Portato avanti a fari spenti per quasi due anni dall’Autorità di Sistema Portuale di Venezia, il progetto di realizzazione di un nuovo terminal auto a Marghera sembra ora destinato a uscire rumorosamente dall’ombra e scatenare un contenzioso fra l’ente e uno dei principali terminalisti del porto mercantile veneziano. Tre mesi fa (ma lo si è […]

di Nicola Capuzzo
13 Luglio 2021
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Terminal auto Gavioli

Portato avanti a fari spenti per quasi due anni dall’Autorità di Sistema Portuale di Venezia, il progetto di realizzazione di un nuovo terminal auto a Marghera sembra ora destinato a uscire rumorosamente dall’ombra e scatenare un contenzioso fra l’ente e uno dei principali terminalisti del porto mercantile veneziano.

Tre mesi fa (ma lo si è appreso solo oggi), infatti, l’Autorità portuale, guidata all’epoca dal commissario straordinario Cinzia Zincone, ha incaricato per 31mila euro uno studio legale “di valutare le istanze di Magazzini Generali, con specifico riferimento alla interazione tra le autorizzazioni e concessioni richieste e le attività oggetto del contratto di concessione stipulato da AdSP MAS (Mar Adriatico Settentrionale) con la società Venice Ro Port Mos S.c.p.a. volto a determinare le conseguenze dell’eventuale rilascio delle Autorizzazioni, sotto il profilo giuridico e contrattuale”.

Un’iniziativa, si apprende dal decreto di nomina, adottata a valle di una diffida che la società del gruppo Mantovani aveva mandato nel novembre 2020 all’ente, lamentando “il rischio che le attività di Magazzini, ove autorizzate in conformità con le istanze, abbiano un impatto negativo sull’equilibrio del piano economico-finanziario, allegato al Contratto, con la conseguente necessità di procedere a un nuovo riequilibrio per cause imputabili all’Autorità”.

Magazzini Generali di Venezia fra l’ottobre 2019 e il luglio 2020 presentò all’Adsp una richiesta di concessione quarantennale della banchina situata sulla sponda nord ovest della darsena terminale del Canale Industriale Sud. Lo scopo dichiarato era “il carico/scarico trasporto marittimo, a compagnie armatoriali impegnate nel trasporto delle autovetture e delle merci ad esse strettamente connesse”.

La società gestisce beni immobili di proprietà e fa capo alla ovadese Vezzani Spa, attiva nel recupero e riciclo di rifiuti ferrosi e rifiuti solidi urbani. Storico settore di attività per il patron, Stefano Gavioli, imprenditore trevigiano già attivo a Venezia. Più volte indagato, arrestato e processato (anche per attività svolte altrove, in particolare a Napoli e in Calabria), Gavioli patteggiò nel 2015 una condanna per reati ambientali legati alla discarica abusiva in cui sarebbe stata trasformata l’ex Sirma. Una storica società di Marghera attiva nella produzione di refrattari, che venne acquisita da Gavioli nel 1998 e fallì, fra mille polemiche, 10 anni più tardi, con lo strascico, come detto, dell’inchiesta sulla discarica che venne creata sulle sue aree negli anni dopo il default.

Si tratta delle stesse aree, rimaste sue, che stanno alle spalle della banchina chiesta per il progetto del terminal automotive, business in cui da un paio d’anni sta cercando di entrare (con Manta Logistics, joint venture con la tedesca Ars Altmann) l’armatore di Moby Vincenzo Onorato, per il quale Gavioli, proprietario fra il 1999 e il 2003 (anno del fallimento) dei cantieri veneziani Tencara, costruì la barca a vela Mascalzone Latino. Forse coincidenze, forse indizi.

L’Adsp, guidata allora da Pino Musolino, non intravide nessuna sovrapposizione con le attività di Venice Ro-Port Mos (sebbene il direttore commerciale di Magazzini fosse e sia un ex dipendente di quest’ultima, Salvo Pappalardo). Con la società del gruppo Mantovani, anzi, proprio nello stesso periodo avviò una revisione del rapporto concessorio che, oggetto di attenzioni anche da parte della Corte dei Conti, causò noti e svariati problemi bilancistici, sia a Musolino che a Cinzia Zincone, che gli succedette alla guida dell’ente, mandando avanti sia l’iter di Magazzini Generali di Venezia che il ritocco al Pef (piano economico finanziario) di Venice Ro-Port Mos.

Secondo la quale, però, il nuovo equilibrio rischia come detto di venire meno, dato che Magazzini Generali andrebbe a inserirsi, senza aver garantito nuovi traffici, in una nicchia di mercato per sviluppare la quale – ex novo a Venezia – il terminalista ha sostenuto (e pattuito a suo dire con l’Adsp in sede di accordi concessori) importanti investimenti, riuscendo a portare a Marghera clienti di spessore internazionali come Ford e Gefco.

Da qui la diffida e la contromossa dell’ente. La cui nuova gestione, affidata a Fulvio Lino Di Blasio, non si sbilancia sul dossier, sorvolando sul contenuto del parere legale e limitandosi a rilevare che “l’iter concessorio di Magazzini è in corso”.

Andrea Moizo

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