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Torna rovente il confronto sull’autoproduzione nei porti

A più di un anno dalla trasformazione in legge del DL Rilancio, il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili deve ancora emanare il decreto attuativo necessario a dare applicazione alla norma che dovrà limitare la possibilità, per le compagnie armatoriali, di autoprodursi operazioni e servizi portuali ai soli casi in cui non siano disponibili […]

di Nicola Capuzzo
6 Settembre 2021
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Terminal San Giorgio – portuali – rizzaggio carico

A più di un anno dalla trasformazione in legge del DL Rilancio, il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili deve ancora emanare il decreto attuativo necessario a dare applicazione alla norma che dovrà limitare la possibilità, per le compagnie armatoriali, di autoprodursi operazioni e servizi portuali ai soli casi in cui non siano disponibili negli scali interessati imprese portuali (articoli 16) e compagnie portuali (articoli 17) abilitati a fornire tali attività.

Una nota unitaria di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, inviata oggi al Mims, ha infatti evidenziato come “l’emanazione di tale dispositivo è assolutamente fondamentale non solo al fine di fugare ogni dubbio e/o discrezionalità applicativa della norma ma anche per favorire il processo di ulteriore messa in sicurezza delle suddette attività che vanno svolte da personale dedicato, dotato di formazione specifica ed altamente professionale nonché per far cessare le distorsioni sulla regolazione del relativo mercato”.

Il sindacato fa presente al dicastero di Giovannini che “lo stallo attuale sta mettendo a dura prova il ns senso di responsabilità considerando che si sta generando forte malcontento e turbativa tra i lavoratori che già ci chiedono, giustamente, di procedere ad avviare specifiche iniziative a sostegno di ragioni legittime e rispettose di un dettato legislativo che ad oggi non trova pratica attuazione”.

La situazione è rimasta congelata per quasi un anno e non ha registrato sviluppi rispetto alla bozza circolata nel settembre 2020, alle correzioni chieste dal sindacato (qui la bozza e in rosso le modifiche chieste dalle organizzazioni dei lavoratori) e al malcontento del mondo armatoriale. I principali punti di frizione restano quelli della responsabilità della verifica dell’esistenza del requisito per l’autoproduzione (l’indisponibilità di articoli 16 e 17), che le Ooss vorrebbero in capo alle Autorità di Sistema Portuale (o alle Capitanerie per porti sotto la giurisdizione di queste); la durata delle eventuali autorizzazioni (che per il sindacato non deve superare i 30 giorni); la previsione, ritenuta necessaria dai confederali, di sanzioni in caso di violazioni.

Dimenticato il tema sotto Paola De Micheli, anche con l’amministrazione di Enrico Giovannini non risulta che il Mims abbia fatto passi avanti, mentre è stata l’Antitrust nel marzo scorso a inserire (suggerendo la deregulation) l’autoproduzione fra gli argomenti suggeriti al Governo quale oggetto dell’annuale legge sulla concorrenza. Che, però, prevista entro fine luglio, è rimasta ad oggi nei cassetti di Palazzo Chigi.

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