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“Deludente e frustrante” la risposta della Commissione Europea sul caro-noli container

Dieci associazioni di categoria europee e globali che rappresentano spedizionieri, caricatori e operatori portuali si sono rivolte all’antitrust della Commissione Europea per chiedere un suo intervento ‘contro’ i liner per la situazione che è venuta a trovarsi nei trasporti via mare di container. Lo riferisce Splash 24/7, spiegando che le dieci organizzazioni avrebbero inviato una […]

di Nicola Capuzzo
16 Settembre 2021
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Dieci associazioni di categoria europee e globali che rappresentano spedizionieri, caricatori e operatori portuali si sono rivolte all’antitrust della Commissione Europea per chiedere un suo intervento ‘contro’ i liner per la situazione che è venuta a trovarsi nei trasporti via mare di container. Lo riferisce Splash 24/7, spiegando che le dieci organizzazioni avrebbero inviato una lettera alla Commissione per replicare a una sua risposta ritenuta evidentemente insoddisfacente, nella quale l’organo esecutivo dell’Ue attribuiva le cause della crisi dei trasporti via mare unicamente alla pandemia.

Una spiegazione “profondamente deludente e frustrante” secondo le associazioni, che nel dettaglio sono Global Shippers’ Forum, Clecat, Uirr, Global Shippers’ Alliance, Esc (European Shippers’ Council), Feport, Eta (European Tugowners Association), Etf (European Transport Workers’ Federation), Ebu (European Barge Union) e Fiata.

Secondo quanto scritto ora dalle dieci sigle, una “riluttanza da parte della Commissione nell’affrontare le preoccupazioni rispetto al funzionamento del mercato” significherebbe un “tradimento nei confronti dei consumatori europei e “contribuirebbe a un indebolimento della competitività dell’Europa”. La missiva si conclude quindi con la richiesta alla Commissione di “affrontare pienamente le questioni strutturali” che riguardano il settore del trasporto marittimo.

Come evidenziato da Splash24/7, ad oggi non sono note iniziative della Commissione o della sua Dg Comp sul fenomeno, che invece ha spinto diverse authority regolatorie di altri paesi (tra cui la statunitense Fmc) ad avviare accertamenti.

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