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Morgan Stanley ribatte a Moby: infondata l’azione legale avviata in Usa

Il gruppo Moby avrebbe ritirato l’iniziativa legale intentata contro Morgan Stanley presso un tribunale federale di New York al quale aveva chiesto di accertare e punire quelle che riteneva azioni illeciti di tre trader, due dei quali attivi per la banca d’affari Morgan Stanley. Lo riporta Bloomberg ricordando che nella stessa azione la ‘balena blu’ aveva chiesto protezione al tribunale tramite l’accesso alla procedura Chapter 15 tramite la quale sperava fosse imposto il divieto ai trader di comprare o vendere l’esposizione debitoria (bond), asset di Moby o comunque di interferire con la sua ristrutturazione.

Morgan Stanley venerdì scorso aveva presentato documenti che ridimensionavano la causa americana di Moby a un tentativo poco fondato di condizionare il risultato delle procedure di ristrutturazione in corso in Italia (concordato preventivo di Moby e di Compagnia Italiana di Navigazione). La banca d’affari ha sostenuto come la società della famiglia Onorato non sia riuscita a dimostrare che Morgan Stanley abbia interferito nelle negoziazioni tra Moby e i suoi creditori o che abbia commesso qualche irregolarità nell’acquistare obbligazioni della società.

“Moby tenta di caratterizzare discussioni e comportamenti del tutto normali e appropriati tra i creditori come qualcosa di sinistro” hanno spiegato gli avvocati di Morgan Stanley nel loro documento. La banca ha anche detto che qualsiasi rivendicazione legale relativa alla ristrutturazione appartiene al tribunale italiano, non agli Stati Uniti.

In realtà la ‘balena blu’ sembra non aver ritirato (o non del tutto) la propria azione legale perché appena pochi giorni fa una nota di Moby spiegava che, “le difese depositate dai soggetti citati (Morgan Stanley, Massimo Piazzi, Dov Hillel Drazin e Antonello di Meo, ndr) hanno ulteriormente corroborato le affermazioni di Moby secondo cui Morgan Stanley ha cospirato con Di Meo, e che gli imputati hanno tenuto una condotta illegale per danneggiare Moby e il suo processo di ristrutturazione. In considerazione di ciò, Moby sta promuovendo ulteriori e separate azioni a questo proposito e, per il momento, non sta più chiedendo alla Corte americana l’emissione del provvedimento d’urgenza”.

Al contempo il gruppo presieduto da Vincenzo Onorato ha annunciato di avere “chiesto l’approvazione del Tribunale italiano per ottenere presso la Corte degli Usa la protezione del procedimento concorsuale in corso in Italia, dato che le sue obbligazioni sono regolate dalla legge americana”.

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