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Porti

Marghera torna ad avere -10,5 metri di pescaggio

I porti di Venezia e Chioggia possono festeggiare i nuovi pescaggi più profondi rispetto al recente passato. Una nota della locale port authority ha annunciato cje la Capitaneria di Porto, con propria ordinanza, ha infatti ufficializzato, rivedendole al rialzo, le quote di pescaggio utile per le unità nautiche in arrivo e partenza da entrambi gli […]

di Nicola Capuzzo
29 Ottobre 2021
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I porti di Venezia e Chioggia possono festeggiare i nuovi pescaggi più profondi rispetto al recente passato. Una nota della locale port authority ha annunciato cje la Capitaneria di Porto, con propria ordinanza, ha infatti ufficializzato, rivedendole al rialzo, le quote di pescaggio utile per le unità nautiche in arrivo e partenza da entrambi gli scali lagunari.

Più in particolare, per quel che concerne il canale Malamocco-Marghera, con l’ordinanza n°99 della Capitaneria di Porto di Venezia, i nuovi pescaggi sono stati riportati a 11,50 metri (rispetto ai 10,50 metri fissati nel 2018) per navi di lunghezza massima pari a 230 metri (per navi tra i 301 metri e i 335 metri il pescaggio massimo è stato fissato a 10,5 metri).

Per quel che concerne invece lo scalo clodiense, con l’ordinanza n° 61 della Capitaneria di Porto di Chioggia, i nuovi pescaggi sono stati portati, per gli accosti dello scalo “Val da Rio”, fra i 6.5 metri e i 7 metri mentre, per gli accosti dello scalo “Saloni”-canal Lombardo esterno (C1-C6), i pescaggi massimi consentiti sono pari ai 7 metri.

L’Autorità di Sistema Portuale ha spiegato che l’aumento dei pescaggi è stato reso possibile a seguito di un progressivo lavoro di manutenzione dei canali portuali volto a migliorare l’accessibilità nautica. Gli interventi sul canale Malamocco-Marghera, effettuati a partire dal 2019 e in parte tutt’ora in esecuzione, hanno infatti permesso di rimuovere circa 1.000.000 di metri cubi di sedimenti (di cui, sulla base del Protocollo Fanghi del 1993, circa 150.000 metri cubi classificati come “A” e utilizzati per interventi di ripristino morfologico mediante refluimento in barena, mentre i restanti, classificati come “B” sono stati conferiti presso l’Isola delle Tresse) nei tratto che va dal Bacino di evoluzione n°3 a Fusina e fino al “curvone” di San Leonardo per un investimento complessivo di circa 18,4 milioni di euro.

Per quel che riguarda lo scalo di Chioggia, invece, gli escavi manutentivi hanno permesso di rimuovere complessivamente circa 45.000 metri cubi di sedimenti (tutti classificati come “B” sulla base del Protocollo Fanghi del 1993 e quindi conferiti presso l’Isola delle Tresse) per un investimento complessivo dell’intervento di circa 990.000 euro.

“Ringrazio la Capitaneria di Porto di Venezia e di Chioggia per le nuove ordinanze, che valorizzano, in sicurezza, il lavoro manutentivo svolto negli ultimi anni” è stayo il commento di Fulvio Lino Di Blasio, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale. “L’accessibilità nautica infatti – ha concluso – è elemento essenziale per lo sviluppo della portualità in genere e lo è ancora di più per il sistema portuale veneto che presenta peculiarità tali, sia sotto un profilo marittimo-operativo, sia sotto un profilo ambientale, da rendere necessaria una forte spinta all’innovazione”.

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