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Un nuovo rimorchiatore a Gioia Tauro ma il porto richiama la politica

Nel porto di Gioia Tauro è appena arrivato Med Tegmine, un nuovissimo rimorchiatore portuale che Con.Tug, controllata di MedTug (Gruppo Msc), ha ricevuto fresco di nuova costruzione dal gruppo Damen. Costruito in Vietnam presso il cantiere Damen Song Cam entrerà in attività nei prossimi giorni così come il suo gemello Med Pollux anch’esso appena costruito […]

di Nicola Capuzzo
16 Novembre 2021
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Gioia Tauro – Teresa Bellanova

Nel porto di Gioia Tauro è appena arrivato Med Tegmine, un nuovissimo rimorchiatore portuale che Con.Tug, controllata di MedTug (Gruppo Msc), ha ricevuto fresco di nuova costruzione dal gruppo Damen. Costruito in Vietnam presso il cantiere Damen Song Cam entrerà in attività nei prossimi giorni così come il suo gemello Med Pollux anch’esso appena costruito e atteso nel porto di Anversa nei prossimi giorni. Tecnicamente si tratta di rimorchiatori Damen Asd 2312 da circa 70 tonnellate di capacità di tiro al punto fisso.

Secondo quanto riportato da TugeZine a questi due mezzi appena ‘sfornati’ farà seguito un terzo rimorchiatore che prenderà il nome di Med Vega ed è attesa in Europa nel corso del 2022.

Se questo nuovo investimento può essere colto come un segnale importante circa le intenzioni e le ambizioni future del Gruppo Msc che nello scalo calabrese è terminalista e concessionario del rimorchio portuale, lo stesso non può dirsi dell’attenzione politica riservata al maggiore hub di transhipment italiano.

Nel corso dell’evento “Il Porto Incontra” organizzato da Fise Uniport a Gioia Tauro, nei locali di MedCenter Container Terminal, il presidente dell’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, Andrea Agostinelli, dopo aver sottolineato i punti di forza dello scalo di Gioia Tauro, ha infatti dichiarato: “Qui c’è un pezzo dello Stato che ancora riesce a progettare, a realizzare e a sognare, in una cornice di legalità. Ora l’alternativa è della politica, quella regionale e soprattutto quella nazionale, se condividere il nostro sogno, con uno sforzo chirurgico e definitivo, per completare lo sviluppo a terra del nostro porto, oppure lasciare Gioia Tauro così com’è, con i suoi 3 milioni di contenitori (Teu) annui, primato nazionale, occupazione bene o male salvaguardata, ma nessuno sviluppo del retroporto, nessun beneficio per la Calabria e per il Sud”.

Agostinelli ha quindi percorso i passi che, negli ultimi anni, hanno riportato lo scalo ai vertici internazionali del transhipment: “Questo è un porto nuovo dai fondali abissali che curiamo in modo maniacale. Non a caso le navi portacontainer più grandi del mondo ormeggiano qui e in nessun altro porto in Italia. Qui abbiamo le infrastrutture più moderne, un armatore, che è anche terminalista, che sta investendo 210 milioni di euro, anche con il contributo di questa Autorità di Sistema Portuale, e che tutti gli altri porti ci invidiano e corteggiano”.

Il presidente dell’Autorità di sistema portuale ha proseguito parlando del “sogno visionario” di far diventare Gioia Tauro “il volano economico di una intera regione, se non dell’intero Meridione, abbiamo il sogno visionario di un collegamento via ferro con gli interporti campani e pugliesi, magari via Corigliano, nonostante una Zona Economica Speciale che non decolla, una ‘alta capacità ferroviaria’ ad oggi inesistente, e questo è l’obiettivo che il Pnrr deve raggiungere, non dimenticando che il problema della Regione si chiama alta velocità”.

E poi c’è “una cultura portuale qui del tutto mancante. Siamo un porto giovanissimo, senza storia, senza cultura marinara, senza la coscienza diffusa di essere un grande porto mediterraneo. Ne parliamo ogni giorno con le organizzazioni sindacali, con le università, con la società civile, con la politica”.

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