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Nuova udienza, nuovo attestatore, nuovo commissario ma condizioni simili per il salvataggio Moby

Negli ultimi giorni e settimane si sono succeduti diversi articoli di stampa che hanno offerto un quadro aggiornato sul concordato preventivo di Moby dai quali è emerso un racconto non molto diverso rispetto a quello degli ultimi mesi. Secondo le ultime novità riportate da Il Messaggero e da Reorh Research il 20 gennaio dovrebbe essere […]

di Nicola Capuzzo
6 Gennaio 2022
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Negli ultimi giorni e settimane si sono succeduti diversi articoli di stampa che hanno offerto un quadro aggiornato sul concordato preventivo di Moby dai quali è emerso un racconto non molto diverso rispetto a quello degli ultimi mesi.

Secondo le ultime novità riportate da Il Messaggero e da Reorh Research il 20 gennaio dovrebbe essere la prossima scadenza fissata dal tribunale di Milano per ricevere una versione aggiornata dal piano di ristrutturazione del debito da sottoporre al voto dei creditori. Prima di Natale era stata MF-MilanoFinanza a rivelare che il Gruppo Moby non aveva presentato entro i termini (teoricamente) previsti l’atteso e annunciato aggiornamento al piano concordatario. Aggiornamento che aveva convinto lo stesso tribunale a posticipare da dicembre ad aprile l’adunanza dai creditori sia di Moby che di Compagnia Italiana di Navigazione.

L’aggiornamento del piano concordatario, almeno secondo quanto emerso finora, non sembra essere molto diverso dalle ipotesi e dalle indiscrezioni circolate già nei mesi scorsi: conferimento della flotta destinata alla cessione in una newco (con conseguente charter o lease back a Moby) mentre il resto dell’attività rimarrebbe in capo a una società ‘operativa’ (presumibilmente la stessa Moby).

Il piano in questione, così come quello che già in precedenza era stato presentato dal gruppo controllato da Vincenzo Onorato e ‘avallato’ da un ampio gruppo di investitori istituzionali creditori (tra i quali i fondi Cheyne Capital, Aptior Capital e BlueBay), prevede la dismissione del business relativo al rimorchio portuale e prefigura la disponibilità a immettere nuova liquidità per almeno 60 milioni di euro al fine di favorire il rilancio aziendale. La percentuale di rimborso per la parte di debito unsecured (non garantito da ipoteche) sarebbe stata infatti incrementata al 30%. La vera novità, secondo Reorg Research, sarebbe il riconoscimento a obbligazionisti e istituti di credito di strumenti finanziari partecipativi che consentirebbero di beneficiare dei maggiori risultati positivi eventualmente generati da Moby e Tirrenia negli anni a venire.

Per Tirrenia in Amministrazione Straordinaria e gli altri creditori chirografari la percentuale di recupero del credito da 180 milioni di euro (derivante dall’acquisto dell’ex compagnia pubblica nel 2012) rimane quella di oltre l’80% in quattro rate (23 milioni all’eventuale omologa del concordato attesa nel 2022, 10 milioni nel 2023, 10 milioni nel 2024 e 101 nel 2025) già emersa l’anno scorso quando però il nodo del contendere era rappresentato dalle garanzie alla base di questa proposta.

A proposito dei commissari di Tirrenia in Amministrazione Straordinaria, secondo quanto riferito da Lo Spiffero e da MF-MilanoFinanza il prof. Stefano Ambrosini avrebbe rimesso l’incarico e, se ciò fosse corretto, il Ministero dello sviluppo economico dovrebbe provvedere a nominare un nuovo incaricato (così com’è avvenuto dopo la scomparsa di Beniamino Caravita di Toritto sostituito con l’avvocato Stanislao Chimenti).

Pare che anche l’attestatore del nuovo piano concordatario di Moby non sarà più il commercialista torinese Riccardo Ranalli: secondo quanto risulta a SHIPPING ITALY questo compito potrebbe essere infatti affidato al collega genovese Marcello Pollio.

A maggio dello scorso anno Cin aveva precisato che il gruppo Moby (che controlla la stessa Compagnia Itaiana di Navigazione) ha debiti finanziari per 640 milioni di euro e che, grazie all’intervento di Europa Investimenti (gruppo Arrow Global), sarebbero stati pagati 77 milioni di euro in favore di banche e obbligazionisti.

Come riferito da SHIPPING ITALY lo scorsa primavera, nella domanda di concordato di Moby, al paragrafo dedicato alle ‘immobilizzazioni materiali’, si leggeva che la flotta al 30 giugno 2020 valeva 370,4 milioni di euro anche se la perizia redatta dal prof. Bini (datata maggio 2020) stimava entrate totali per quasi 250 milioni di euro nell’ipotesi di una liquidazione ordinata degli asset navali.

N.C.

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