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Non imponiblità Iva per le navi: Cavalleroni (Anpan) denuncia le ultime criticità

Il centro operativo di Pescara dell’Agenzia delle Entrate non riesce a smaltire in tempi brevi l’ondata di richieste arrivate nelle prime settimane di Gennaio

di Nicola Capuzzo
25 Gennaio 2022
Stampa
Anpan 50° congresso nazionale a Genova – Villa Lo Zerbino (1)

Il provvedimento pubblicato dall’Agenzia delle Entrate lo scorso mese di dicembre mirato ad ampliare la platea di soggetti abilitati alla trasmissione telematica delle dichiarazioni di navigazione in alto mare ai fini della non imponibilità Iva ha aiutato ma ancora non risolto le criticità sollevate negli ultimi mesi dagli agenti raccomandatari marittimi e dai provveditori di bordo.

L’ultimo aggiornamento sulla questione arriva da Cesare Cavalleroni, presidente di Anpan (Associazione Nazionale Provveditori ed Appaltatori Navali), che a SHIPPING ITALY ha spiegato come, complici l’inizio del nuovo anno e la pandemia ancora dilagante, il centro operativo di Pescara dell’Agenzia delle Entrate, incaricato di ricevere e processare la documentazione relativa agli armatori stranieri non identificati in Italia, risulti finora in tilt.

“L’evasione delle richieste di protocollo per la dichiarazione di alto mare va estremamente a rilento. All’inizio della settimana scorsa ci risulta fossero oltre 700 le pratiche in coda da evadere. Martedì 18 gennaio l’ufficio stava protocollando le richieste presentate il 3 gennaio” racconta il presidente dei provveditori navali italiani.

Più semplice è la questione quando sono coinvolti armatori italiani che, avendo direttamente accesso alla procedura telematica introdotta, sono avvantaggiati.

Nel corso dell’ultima settimana sembra i tempi si sono leggermente migliorati senza tuttavia un apprezzabile miglioramento: “Un nostro cliente, che ha presentato la richiesta il 14 gennaio, ha ricevuto risposta il 21; queste tempistiche sono purtroppo ancora incompatibili con la realtà: le navi hanno tempi di arrivo e ripartenza ben più stretti e gli operatori vivono il dilemma di rinunciare a rifornire i clienti (che non sono disposti a pagare l’IVA per colpa della lentezza della burocrazia italiana) o correre il rischio di sanzioni dovute alla mancanza del numero di protocollo che il Centro Operativo deve fornire”.

A essere maggiormente colpite sono le forniture a società armatoriali straniere che scalano l’Italia su base spot, per le quali i provveditori incontrano enormi difficoltà a mantenere le quote di mercato. “Sono sempre di più i clienti che preferiscono rifornirsi in altre nazioni per evitare questa inutile pastoia burocratica” aggiunge Cavalleroni. “All’Agenzia delle Entrate – prosegue – in molti erano genuinamente convinti che la possibilità introdotta a dicembre di consentire permettere la presentazione delle richieste da parte degli agenti raccomandatari marittimi avesse risolto il problema, ma così non è: rimane anche in questo caso la richiesta di indicare il codice fiscale di soggetti che ne sono naturalmente sprovvisti. E così, ad oggi l’unica soluzione a disposizione gira attorno al Centro Operativo di Pescara dal quale si fa dipendere la tenuta di un settore, senza che si sia trovata una vera soluzione”.

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