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Grimaldi si rivolge ad Antitrust e Autorità dei Trasporti contro il duo Moby-Msc

A Genova per il trasferimento dei depositi chimici a Ponte Somalia, l’armatore rinnova l’interesse al traffico passeggeri: “La concorrenza è un bene comune, qui si va verso il monopolio dei traghetti”

di Andrea Moizo
21 Aprile 2023
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Genova – Pendente il verdetto del Tribunale di Milano sul suo ricorso contro il concordato di Moby e Compagnia Italiana di navigazione (basato sull’operazione che, in caso di via libera, vedrà l’ingresso nel capitale delle società di Onorato di Msc col 49% del capitale), Emanuele Grimaldi, vertice del maggior gruppo armatoriale italiano, intervenuto a Genova a un convegno organizzato dall’ex presidente della Regione Liguria e ministro Claudio Burlando, non si è sottratto alle domande sull’argomento.

“Se da un lato c’è il discorso fallimentare, dall’altro non bisogna dimenticare che sono state accertate condotte penalmente rilevanti e ci sono due Procure sul caso. Dopodiché l’operazione configura un grande problema di concorrenza ed è per questo che abbiamo già intrapreso iniziative innanzi l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato e l’Autorità di Regolazione dei Trasporti. Basti pensare proprio a quanto succederà proprio qui nel porto di Genova, dove tutti i traghetti saranno in mano a un unico soggetto, dato che a noi non li fanno fare”.

Il riferimento è alla vexata quaestio del diniego, da parte della locale Autorità di Sistema Portuale, al traffico di passeggeri presso il Terminal San Giorgio di Sampierdarena, terminalista ‘di fiducia’ di Grimaldi a Genova, anche se in argomento l’attualità più stringente – nonché principale motivo della sortita genovese dell’armatore – è il previsto trasferimento, sugli oltre 80mila mq di ponte Somalia, dei depositi chimici di Superba e forse Carmagnani. È per parlare di questo e delle possibili soluzioni alla perdita di spazi per i suoi trailer che ieri sera Grimaldi è stato invitato dalle istituzioni locali a un confronto (in primis la Regione Liguria), in attesa del prosieguo dell’iter (e delle determinanti valutazioni di Vigili del Fuoco e della Capitaneria di porto, presumibilmente in capo quest’ultima all’ammiraglio Pietro Pellizzari, destinato secondo rumor insistenti all’imminente sostituzione di Sergio Liardo).

“Mi sono state prospettate soluzioni complesse e condizionate. Abbiamo porti in tutto il mondo, non ho certo remore a chiedere concessioni e in passato avevamo anche considerato di rilevare Terminal San Giorgio, senza esito. Il problema della carenza di spazi, però, è immediato e prescinde se vogliamo dalla questione dei depositi. L’anno scorso abbiamo movimentato 153mila pezzi a Terminal San Giorgio e 103mila a Savona, le due aree sono sature e occorrerebbe adoperarsi per trovare altri spazi per le autostrade del mare, che sono una merceologia in crescita, a forte impatto sul lavoro e determinante in chiave di sostenibilità ambientale”.

Tema caro a Grimaldi, che l’ultima stoccata la riserva non a caso al flop dello stanziamento Pnrr per il rinnovo delle flotte in chiave green, anche alla luce delle recenti considerazioni della Corte dei Conti: “Le restrizioni della procedura, in particolare i vincoli geografici sull’uso delle navi e quelli sui cantieri non potevano che sterilizzare l’iniziativa: i nostri cantieri non sono competitivi nemmeno con questo genere di aiuti, normale che un armatore preferisca rinunciarvi e rivolgersi altrove”.

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