Sindacati e riforma portuale: “La natura pubblica delle Adsp non sia oggetto di discussione”
Uiltrasporti interviene a caldo sull’annuncio di Rixi che ha avviato l’iter per arrivare a un riordino della legislazione in materia di scali marittimi

Hanno fatto subito drizzare le antenne di Uiltrasporti le dichiarazioni rilasciate ieri dal viceministro ai Trasporti e alle infrastrutture Edoardo Rixi sull’avviato percorso di riforma della normativa portuale.
“Chiediamo che venga ripreso quanto prima il tavolo di discussione permanente sui porti, proposto ormai da mesi dal Vice Ministro Rixi, quale luogo utile di confronto. I temi aperti riguardano gli interventi normativi su salute e sicurezza nei porti e il fondo per l’anticipo pensionistico per i lavoratori portuali, istituto ancora fermo sebbene ampiamente condiviso da parti sociali e dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti perché necessario al ricambio generazionale. Altrettanto urgente è il coinvolgimento sulla riforma dei porti che pare essere un obiettivo imminente del Governo e sul quale crediamo che debba esserci un confronto preventivo affinché le parti sociali che hanno in questi anni contribuito alla costruzione dell’attuale disciplina che regola il lavoro nei porti attraverso il combinato disposto della legge 84/94 e il contratto unico, debbano dare il proprio contributo” hanno commentato il segretario generale Claudio Tarlazzi e il segretario nazionale Marco Odone.
“Leggiamo della discussione aperta sulla governance dei porti, in particolare con la mozione a firma della deputata di Fratelli d’Italia Maria Grazia Frija, che ci preoccupa – hanno aggiunto i due segretari – in quanto riteniamo che, anche alla luce della situazione geopolitica che si è determinata in questi anni, la natura giuridica dei porti debba rimanere pubblica senza esplorare percorsi, come la governance pubblico-privato, che potrebbero far venir meno la terzietà delle autorità di sistema portuale, determinando squilibri nell’ambito della concorrenza e dello sviluppo dei traffici, favorendo grandi gruppi privati per lo più stranieri e mettendo a pregiudizio l’autonomia dello stato con conseguenze dirette sullo sviluppo armonico dei porti e sul piano occupazionale”.
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