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Botta (Spediporto) sulla riforma portuale: “Controllo pubblico ma i privati possono aiutare”

Secondo il direttore generale dell’associazione degli spedizionieri genovesi il successo del modello spagnolo sta nel cosiddetto ‘obbligo di servizio’

di Redazione SHIPPING ITALY
7 Settembre 2023
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Giampaolo Botta

Il tema della riforma portuale annunciata dal Ministero dei Trasporti e in gestazione accende il dibattito al quale partecipa ora anche Spediporto, l’associazione genvoese degli spedizionieri. Il suo direttore generale Giampaolo Botta interveniene per tracciare la linea di pensiero dell’associazione: “La portualità – afferma – è il terminale logistico e non solo al servizio del comporto produttivo del nostro paese. Rappresenta, dunque, un asset strategico su cui, a nostro giudizio, il pubblico deve mantenere un pieno controllo”. Lo stesso Botta sottolinea però che non ci devono essere preclusioni verso l’ingresso di investitori privati e cita, come già fatto dal Vice Ministro Rixi, “Puertos del Estado”, il modello spagnolo.

“Già nei primi anni ’90 – spiega il direttore generale di Spediporto – il mondo economico e politico spagnolo si è interrogato sul futuro della portualità. Il sistema
vede, oggi, una presenza pubblica su due livelli, locale e centrale, che ha dato ottimi frutti, grazie anche all’integrazione con gli investitori privati come testimoniato
dalla crescita del porto di Barcellona”. Una delle ‘chiavi’ per leggere questo successo sta nel cosiddetto ‘obbligo di servizio’: “Ogni soggetto privato che opera – racconta
Botta – è tenuto a garantire la qualità dei servizi offerti, una loro corretta esecuzione. Non si tratta di una mera valutazione astratta, ma sono le stesse Autorità di Sistema
a vigilare”.

Il direttore generale di Spediporto ha già più volte sottolineato come, “per garantire l’ulteriore sviluppo di un porto fondamentale per il paese come quello di Genova, siano indispensabili gli investimenti nelle infrastrutture ma anche un efficace sistema di servizi alle merci, soprattutto nelle fasi di controllo e di movimentazione”. Il modello torna a essere quello catalano, con Barcellona “che ha aperto un centro verifiche tra i più efficienti, operativo 24 ore su 24, 7 giorni su 7”. A questo proposito Botta traccia un parallelismo tra l’area logistica operativa sempre del porto di Barcellona, la Zal, e la “fin troppo attesa” Zona Logistica Semplificata: “E’ un modello anche questo e dimostra come, attirando capitali privati che investono e offrono servizi di qualità, si possa accrescere il potenziale e la qualità di un bene pubblico” conclude.

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