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Al via la gara per la nuova nave oceanografica maggiore dell’Ispra

L’istituto vara tramite Invitalia una procedura del valore di 107 milioni di euro nell’ambito del Pnrr per un mezzo full electric

di FRANCESCA MARCHESI
29 Maggio 2024
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Nave Falkor oceanografica

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha dato oggi il via alla gara per dotarsi di una nuova “nave oceanografica maggiore”, una unità – la cui costruzione sarà finanziata dal Pnrr – che rappresenterà un fiore all’occhiello per l’attività dell’ente, in quanto in grado di sondare fondali profondi fino a 4mila metri.

Gestita per conto dell’istituto da Invitalia, la procedura ha un valore di circa 107,084 milioni di euro. A rendere interessante la commessa anche il fatto che la nave richiesta dall’istituto sarà di tipo full electric. Entrando nel dettaglio dei requisiti tecnici, la documentazione segnala che la configurazione dovrà prevedere una lunghezza tra i 55 e i 70 metri, larghezza tra i 14 e i 17 e pescaggio tra i 4,5 e i 7 metri. La propulsione sarà di tipo “IFEP (full electric): DD/GG – nr. 1/2 bow thrusters – nr. 1/2 propulsori POD”, in grado di consentire alla unità di raggiungere velocità massima nel range dei 13-16 nodi. Dovrà inoltre essere dotata di sistemi Dp2 per il posizionamento dinamico, e poter ospitare oltre ai membri dell’equipaggio tra i 10 e i 20 ricercatori scientifici.

Ulteriori indicazioni sui futuri impieghi della nave si ritrovano inoltre nelle passate comunicazione dell’Ispra.

Innanzitutto, l’appalto – spiegava l’ente – è parte del progetto Mer – Marine Ecosystem Restoration del Pnrr, il più grande del piano in area marittima grazie alla dotazione complessiva di 440 milioni di euro, di cui Ispra è soggetto attuatore e il Ministero per l’Ambiente e la Sicurezza Energetica amministrazione titolare del finanziamento.

Con la realizzazione di questa nuova nave – che verrà equipaggiata anche con un Autonomous Underwater Vehicle -, l’istituto, si leggeva, intende perseguire obiettivi di tutela e protezione, ma anche di lotta al degrado degli ecosistemi marini tramite interventi di vero e proprio ripristino dei fondali, che da un lato “faranno uso di protocolli consolidati”, ma dall’altro agiranno “su una scala spaziale molto vasta mai tentata prima”. Tra le opere previste, si cita in particolare la “ricostruzione di banchi di ostrica piatta europea (Ostrea edulis) in ben cinque regioni dell’Adriatico: Friuli Venezia-Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Marche e Abruzzo”. Altro importante impiego della nave sarà la mappatura di circa 90 monti sottomarini (seamounts), localizzati nel Mar Ligure,nell’alto e basso Tirreno, nel Mar di Sardegna, nel Mar Ionio e nel Mare Adriatico meridionale, per una superficie stimata di circa 14.000 km quadrati.

Quanto alle caratteristiche del mezzo, queste sono state definite tramite un protocollo di intesa firmato a fine 2022 da Ispra con l’allora Ministero della Transizione Ecologica e con il ministero della Difesa (rappresentata dallo Stato Maggiore della Marina Militare e dalla Navarm) che aveva come oggetto  “l’avvio delle attività di progettazione e realizzazione della nuova unità navale che sarà utilizzata per le attività di ricerca scientifica e ambientale nel mar Mediterraneo e in particolare per il monitoraggio dei fondali e degli habitat marini”.

 

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