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Assiterminal, il Ccnl e la continuità dell’associazionismo dei “rapporti”

Becce passa il testimone a Cognolato chiedendo ai sindacati di abbandonare la “deriva conflittuale”. Rixi annuncia che al Cipom della prossima settimana si introdurrà il “tagliando” alla legge portuale

di Andrea Moizo
17 Luglio 2024
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Roma – Un addio e un benvenuto nel segno dell’ecumenismo associativo.

È questa la cifra scelta da Assiterminal per l’assemblea annuale pubblica segnata dal passaggio di consegne fra Luca Becce, salutato con affetto dagli associati (cresciuti a 88 imprese durante i suoi 7 anni al timone), e Tomaso Cognolato, a partire dal report diffuso per l’occasione e intitolato “Rapporti”: una raccolta di contributi di numerosissime sigle della Blue Economy. Più o meno vicine ad Assiterminal (presente ad esempio Confetra, rappresentata col presidente Carlo de Ruvo anche fra i relatori, malgrado Assiterminal sia in procinto di lasciare la confederazione dal 2025, per potenziare forse il legame confindustriale) e declinati sull’acronimo E (Environment), S (Social), G (Governance).

Del resto è stato proprio Becce a richiamare, nell’acclamato discorso di commiato, “la ragione di un associazionismo che sa stare al di sopra degli interessi particolari, guardando sempre all’interesse generale (…) rifuggendo ogni logica corporativa o settaria. Nella consapevolezza che uniti si può progredire e che i rapporti di forza, da soli, non possano e non debbano essere lo strumento di composizione delle controversie”.

È in questa logica che Becce ha dedicato una sentita pagina del suo addio all’unica spina nel fianco rappresentata dal mancato rinnovo del Ccnl: “La difficoltà di rinnovo del contratto cui assistiamo, la drammatizzazione che vediamo operata dalle organizzazioni sindacali che ne è alla base, che ha prodotto per ben tre volte la interruzione della trattativa per scelta sindacale, stanno rischiando di segnare in modo significativo la situazione. Proprio in una fase dove tentano di affermarsi soggetti con approcci conflittuali, corporativi, che vivono di antagonismo. Approcci che non si sconfiggono scendendo sullo stesso loro terreno, ma rivendicando il grande lavoro fatto in questi lustri”.

Da qui l’appello ai sindacati “perché si abbandoni questa deriva conflittuale. Noi siamo stati al tavolo, cambiando continuamente le nostre proposte e le nostre disponibilità. Non ci si può chiedere di continuare a farlo con l’atteggiamento che ha portato alla effettuazione degli ultimi scioperi. Torni la ragione e la volontà di difendere e sviluppare il Ccnl. Si abbandonino posizioni demagogiche e storpiature della storia di questa trattativa”.

Concetti ripresi (fermezza sulla proposta contrattuale compresa) da Cognolato, che ha esordito non a caso manifestando la “piena continuità” con l’operato del predecessore, richiamando l’importanza della molteplicità dei “rapporti” dell’associazione con un plauso, in tal senso, alla “creazione di un Ministero del Mare, “che auspichiamo cinghia di trasmissione fra i vari ministeri con cui ci rapportiamo” (presenti, o invitati, fra i relatori con alcuni dei maggiori funzionari).

Continuità che per il neopresidente sembra informare anche l’agenda, fra “bontà del modello concessorio e della natura giuridica delle Autorità di sistema portuale”, “inalienabilità del demanio”, “esigenza di armonizzazione, uniformità e chiarezza normativa e di competenze”, “bocciatura di autonomia differenziata, che rischia di peggiorare le atrocità della riforma del titolo V della Costituzione del 2001”, “necessità di riservare alla Blue Economy le risorse dell’Ets”, “ipotesi di ripensare ai Comitati di gestione come conferenze dei servizi rafforzate”.

Non si è soffermato su un aspetto così di dettaglio, ma il viceministro delle Infrastrutture e dei trasporti Edoardo Rixi ha confermato l’intenzione di procedere a “un tagliando della legge portuale, che cominceremo a introdurre al Cipom della prossima settimana. Alle Adsp servono la certezza del diritto, ma anche la resilienza necessaria ad affrontare scenari in continua evoluzione. Mentre al sistema paese servirebbe una sorta di Eni dei trasporti, che lo rendesse più competitivo per le molte sfide che si giocano fuori dai confini nazionali”.

Scontata la difesa da parte di Rixi dell’autonomia differenziata: “Non è una riforma che riduce l’unitarietà del sistema, ma al contrario aiuterà a evitare le sovrapposizioni di competenze, selezionando i temi gestiti dal centro e quelli appannaggio delle amministrazioni locali. Del resto, tornando alle Adsp, per le quali non pensiamo a modifiche radicali, è però un fatto che oggi il quadro sia molto variegato, con Autorità che ricadono su più regioni e regioni che hanno fino a tre Adsp: non obbligheremo ad accorpamenti, che però andrebbero forse incentivati”.

Fra i molti spunti di una mattinata caratterizzata, come detto, dall’ecumenicità e disparità degli interventi, menzione particolare per quello del presidente di Espo (ed ex presidente dell’Adsp di Trieste) Zeno D’Agostino, che, dopo un’alata concione fra scenari macroeconomici e citazioni gaberiane, ha ricordato come ai temi altisonanti – siano la crisi del Mar Rosso o le ipotesi più o meno velleitarie sistemi di governance – vada sempre affiancata, per la competitività e attrattività di scali e terminal italiani, la gestione dell’ordinaria quotidianità, “che oggi significa definire a breve una tariffa per il cold ironing, stabilire un meccanismo di adeguamento inflattivo dei canoni scevro da oscillazioni vertiginose, risolvere il contenzioso fiscale con Bruxelles su tassazione delle Adsp (è rimasta in sospeso la tassazione delle tasse portuali) o chiarire, per restare all’attualità, le reali prerogative delle Regioni in materia di fiscalità portuale”.

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