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Nero su bianco l’assentimento a Vtp della nuova stazione marittima a Marghera

L’accordo con Adsp su allungamento e revisione della concessione decadrà se non si troveranno i fondi pubblici per i sovracosti (33,5 milioni) del terminal di Canale Nord o se saltasse l’escavo del canale Vittorio Emanuele III

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
21 Agosto 2024
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Venezia canale nord

A due mesi dall’annunciata tregua col concessionario della Stazione Marittima e gestore del traffico passeggeri, l’Autorità di sistema portuale di Venezia ha pubblicato l’accordo raggiunto con Vtp – Venezia Terminal Passeggeri per la revisione del suo Pef (Piano economico finanziario) e l’allungamento dal 2026 al 2036 del termine della concessione.

La novità principale, che non era stata esplicitata nelle note diramate a giugno, è che a Vtp, oltre alla gestione degli approdi temporanei già realizzati e di quelli realizzandi, sarà assegnata anche la nuova stazione marittima che il presidente dell’Adsp Fulvio Lino Di Blasio, nella veste di commissario per le crociere (incaricato dal Governo Draghi col decreto che bloccò l’accesso alla Marittima alle navi di maggiore stazza nel 2021), ha il compito di realizzare entro il 2027.

Il documento rivela altri dettagli interessanti sulla querelle andata in scena nel primo semestre dell’anno, dopo una prima bocciatura da parte dell’Adsp dell’istanza di Vtp e le relative polemiche. Ad esempio, oltre alla conferma dell’inedito ruolo negoziale giocato dal Ministero delle infrastrutture dei trasporti e al richiamo a pareri del Mit stesso e dell’Avvocatura di Stato sull’accordo, il fatto che il ricorso al Tar del concessionario (che – si dettaglia per la prima volta – è stato compensato con oltre 17,5 milioni di euro di contributi diretti e sconto sui canoni) non è stato ritirato.

Aspetto da legarsi, presumibilmente, al fatto che l’accordo prevede anche una duplice clausola risolutiva. “La mancata realizzazione anche di una delle opere soggette a Via (Valutazione di impatto ambeintale) per sfavorevole conclusione del relativo procedimento, ovvero per eccessiva onerosità della stessa, oltre i limiti degli stanziamenti disponibili, costituendo una sostanziale alterazione delle assunzioni poste a presupposto dell’istanza, darà per avverato l’evento futuro e incerto e non dipendente dalla volontà di questa Autorità risolutivo del presente provvedimento” recita infatti l’articolo 5.

Se cioè l’escavo del canale Vittorio Emanuele III (necessario a consentire il ritorno in Marittima di parte delle navi maggiori) o la realizzazione del nuovo sito di conferimento pensato per i fanghi dei dragaggi lagunari (in primis quello del Canale Industriale) saltassero – per mancanza di risorse o infattibilità ambientale – l’accordo decadrebbe.

E altrettanto avverrà in caso di “mancata sottoscrizione dell’Accordo di programma con autorizzazione di spesa di ulteriori 33,5 Mln di euro a incremento” degli oltre 60 milioni di euro già stanziati dallo Stato “per il completamento dei lavori di realizzazione del terminal passeggeri presso Canale Nord, con rimodulazione del cronoprogramma finanziario nelle annualità 2025-2027”. Se cioè il nuovo terminal non sarà realizzato, l’accordo salterà, mentre ogni giorno di ritardo rispetto alla prevista data di realizzazione (2027) comporterà pari allungamento della concessione.

In caso di risoluzione, Vtp potrà presentare una nuova istanza, ma qualora non si arrivi a un nuovo accordo o se ciò avverrà dopo la ‘vecchia’ scadenza della concessione (maggio 2026), “si procederà senza indugio ulteriore all’avvio delle procedure di pubblica evidenza per l’affidamento della concessione a un nuovo gestore”.

Da rilevare infine come l’accordo preveda anche la possibile contrazione della concessione e l’ulteriore riduzione dei canoni in caso di positivo o negativo andamento della gestione.

A.M.

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