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Regione Liguria conferma le sue prescrizioni che ritardano i dragaggi della diga di Genova

Confermate le valutazioni già espresse a luglio su fanghi inquinati (classe E) e presenza di amianto mentre il Governo annuncia una legge ad operam per sbloccare i lavori

di Andrea Moizo
7 Ottobre 2024
Stampa
Astra (Ekohidrotechnika) dragaggio in porto a Genova

L’auspicio dell’Autorità di sistema portuale di Genova, appaltante dell’opera, e del commissario ad hoc Marco Bucci di avviare entro la fine di settembre i dragaggi del porto di Genova utili a produrre il materiale necessario al riempimento dei cassoni della nuova diga foranea dello scalo è andata frustrata.

Solo sul finire della settimana scorsa, infatti, gli uffici tecnici della Regione Liguria hanno prodotto la valutazione delle integrazioni chieste all’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale e al commissario straordinario e, pur non vincolante (l’espressione del parere avviene nell’ambito di una procedura innanzi il Ministero dell’ambiente che potrebbe non tenerne conto), il verdetto è stato nuovamente negativo, dato che “si confermano le prescrizioni contenute” nel parere rilasciato a luglio.

La più stringente delle quali, in particolare, è relativa all’ipotesi – confermata da Adsp e commissario anche nei documenti integrativi – di utilizzare tutti i fanghi di dragaggio per il riempimento, mentre per la Regione sono riversabili nei cassoni solo quelli dalla classe A alla classe D, con esclusione dei più inquinati (classe E), che sono presenti e fra i quali peraltro l’analisi d’approfondimento della stessa Adsp “non ha permesso di individuare campioni risultati in classe E per i quali può essere prevista una gestione in ambienti conterminati impermeabilizzati”.

Non solo, perché malgrado “un maggiore livello di dettaglio in merito ai progetti e alle modalità con cui il proponente intende gestire l’approvvigionamento delle materie necessarie alla realizzazione della Nuova Diga Foranea del Porto di Genova, dagli esiti dell’attività istruttoria che precede sono emerse tuttavia alcune criticità e incertezze”.

La maggiore riguarda 220mila metri cubi di materiali da scavare per “l’esecuzione della platea di fondazione del nuovo bacino” del cantiere navale di Sestri Ponente (anch’essi, nelle intenzioni di Adsp e Bucci, da destinare ai cassoni), per i quali la Regione Liguria non condivide l’inquadramento giuridico proposto, rilevando per altro “la presenza di amianto e nichel scarsamente indagata” e, in ragione di tutto ciò, mettendo in discussione la possibilità, prevista dalla port authority, di un deposito temporaneo di accumulo di tali materiali in area interna al cantiere.

Segnalate inoltre diverse carenze nella documentazione sulla caratterizzazione dei materiali (oltre all’obsolescenza di quelle effettuate nel 2019 per i materiali rinvenienti dal dragaggio per la realizzazione del ponte del Papa) e sulla destinazione di alcuni dei materiali di risulta (in particolare oltre 400mila metri cubi sottostanti la vecchia diga che, siccome verranno rimossi quando la nuova sarà già completata, non potranno essere in ogni caso usati per i cassoni a quel punto già riempiti).

Forse proprio in ragione delle suddette criticità evidenziate dalla Regione e difficilmente derogabili anche coi poteri commissariali (per cui vale il rispetto delle norme penali in materia ambientale) che il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini, durante un question time sulla diga, la scorsa settimana alla Camera, ha annunciato “un intervento normativo” col Ministero dell’ambiente da adottare “entro fine mese” per “sostenere e chiarire l’operatività del piano economico e ambientale” redatto da Bucci.

Nel frattempo il riempimento dei cassoni già posati è cominciato ad opera della nave San Luca I, noleggiata per la bisogna dall’appaltatore della diga Pergenova Breakwater. Il materiale di riempimento dovrebbe essere ghiaia vergine che – ha riferito l’edizione genovese di La Repubblica (ma né Adsp né Bucci hanno confermato) – Adsp avrebbe acquistato emesso a disposizione onde stabilizzare i cassoni stessi, in vista dei marosi che con la cattiva stagione potrebbero farsi più minacciosi per strutture riempiete al momento solo con acqua marina.

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