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Paroli si presenta a Genova: “Flessibilità nei Prp e puntiamo al superamento di tutti i ricorsi”

Il prossimo presidente dell’Adsp ha parlato di nuova diga, di comitato di gestione, di Genoa Port Terminal e di governance portuale mostrando un pressoché totale allineamento con il viceministro Rixi

di Nicola Capuzzo
16 Giugno 2025
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Paroli Matteo – Piacenza Paolo (Adsp Mar Ligure Occidentale)

Genova – Seppur comprensibilmente abbottonato e prudente nell’affrontare gli argomenti più caldi e spinosi dei porti di Genova e Savona, il neocommissario straordinario (nonché futuro presidente) dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale, Matteo Paroli, nella sua prima conferenza stampa a Palazzo San Giorgio ha dato alcuni segnali e rilasciato dichiarazioni utili per intuire quale potrà essere la sua linea d’azione.

Formalmente in ferie dal ruolo di segretario generale della port authority di Livorno (dalla quale conta di dimettersi non appena inizierà il nuovo incarico da presidente sotto la Lanterna), istruito dall’attuale segretario generale Paolo Piacenza sulle questioni più importanti in Liguria e dopo aver incontrato la sindaca di Genova Silvia Salis (il nome che la città metropolitana ha indicato per il posto in comitato di gestione non è quello di Davide Maresca ma potrebbe essere Alberto Cappato, fresco di campagna elettorale in una lista civica a supporto della prima cittadina), Paroli alla stampa ha elencato alcune priorità e linee d’indirizzo.

“Quello che trovo è un porto che ha avuto vicende complicate, complesse. Ci auguriamo e confidiamo possa ora trovare un periodo di serenità, perché quello che serve a questo porto, a questo sistema logistico portuale è ricominciare” ha detto. “Oggi c’è un nuovo commissario (lo stesso Paroli, ndr) che ha una scadenza verosimilmente breve, ma nell’ottica di una stabilizzazione amministrativa che dovrebbe arrivare, confido, in tempi rapidi. Questo ci consentirà di lavorare insieme agli altri organi che andremo celermente a ricostituire perché questa amministrazione torni a essere rapida, efficiente, di visione; deve dare risposte al cluster. Dobbiamo partire immediatamente ascoltando tutto il cluster portuale perché è il nostro punto di riferimento, le esigenze dei nostri clienti dobbiamo trasformarle in nostre azioni e priorità”.

Quello che oggi trova, però, è un porto di Genova pervaso da ricorsi alla giustizia amministrativa (soprattutto per il Genoa Port Terminal e il trasferimento dei depositi costieri ma non solo). “I ricorsi servono molto spesso perché l’amministrazione non è infallibile, anche la più integerrima delle autorità portuali può compiere in buona fede errori e gli strumenti a tutela del cittadino e dell’impresa sono strumenti sacrosanti. È patologico – precisa però Paroli – quando il ricorso assume una veste funzionale a fare pressione all’amministrazione o alterare i sistemi concorrenziali,  in quel caso sarà l’Autorità portuale il primo degli organismi a rilevare l’anomalia e ad attivarsi perché tutto rientri in un rapporto di giusta e corretta dialettica fra imprese, che certamente sono in regime di concorrenza ma devono rendersi conto che poi c’è un interesse superiore che è quello pubblico, che impone che i porti funzionino in maniera ordinata ed efficiente”.

Sui tempi del prossimo Piano Regolatore Portuale il nuovo vertice di Palazzo San Giorgio non si sbilancia, limitandosi a dire che “serviranno tutta una serie di approfondimenti non banali”. Sul come debbano essere gli strumenti di pianificazione portuale Paroli dimostra di pensarla come il viceministro Rixi: “Il piano regolatore è forse uno degli elementi che maggiormente ha risentito del cambiamento drastico visto nel settore della portualità: navi sempre più grandi e variabilità rapidissima sulle tipologie merceologiche che in un porto fanno mercato. Rimanere ancorati a uno strumento che richiede decine di anni per essere mutato non è assolutamente virtuoso. Lavoreremo rapidamente – ha annunciato – per dare a Genova e a Savona dei piani regolatori che siano figli del tempo moderno, quindi fluidi, elastici, che consentano di fare quasi tutto, ovviamente in compatibilità con quello che è il settore urbano, infrastrutturale e ambientale di riferimento. Tutto ciò che può essere sfruttato per dare dinamismo, elasticità operativa e potenziale maggiore aiuto agli imprenditori per svolgere le loro attività e i loro traffici sarà fatto. Genova su questo ha fatto scuola anche da un punto di vista giurisprudenziale”.

Secondo l’esperto giurista “vincolare l’indirizzo (la destinazione funzionale) di una banchina si è rivelato sbagliato”, per questo sostiene le “esigenze di flessibilità e di trasversalità funzionale”. Salvo precisare che “flessibilità non significa anarchia” e sottolineando che su questo “un ruolo importante lo avrà la vigilanza delle Autorità di sistema portuale sul rispetto dei piani industriali”.

Il dossier più scottante è chiaramente quello che riguarda la battaglia legale fra Psa Sech e il Genoa Port Terminal di Spinelli. “Non credo – ha spiegato – di riuscire a svolgere un’analisi compiuta e soprattutto a trovare una soluzione definitiva da qui al 30 giugno, quindi immagino che serva una proroga tecnica (della concessine temporanea rilasciata a Gpt, ndr) che mi consenta di trovare una soluzione quanto più corretta e funzionale per risolvere le esigenze non del terminal ma del porto”. Non potrà però farlo da solo: “Occorrerà un comitato di gestione sicuramente”, ricomporlo dunque “è una priorità; conto di poter avere il comitato insediato già, spero, per la fine di questa settimana o nei primi giorni della settimana prossima”. Sarà formato da componenti che rimarranno in sella anche quando Paroli diventerà presidente: “È un problema squisitamente tecnico: se io devo analizzare la norma dico che il comitato che verrà costituito nei prossimi giorni decadrà con la nomina del presidente. È anche vero che sussiste un principio di economicità del procedimento amministrativo che tende alla conservazione degli atti; quindi andare a nominare un comitato per farlo rimanere in carica qualche ora o qualche giorno sarebbe un controsenso”.

L’ambizione massima del futuro presidente dei porti di Genova e Savona è quella di “arrivare al superamento di tutta una serie di ricorsi”, anche perché l’Adsp “le sue scelte dovrà comunque farle. Vorremmo farle insieme all’utenza, alle imprese, concertando con le imprese. Se non sarà possibile farlo insieme lo faremo con le regole e le prerogative che la legge 84/94 conferisce all’ente”.

Fra i tanti altri temi affrontati in conferenza stampa anche la relazione ministeriale sul porto di Genova (“L’ho chiesta ma ancora non la ho e non è certo che la riceverò. È un atto interno del Mit. Se mi arriverà sarà mia cura leggerla per poterne fare tesoro” ha spiegato), oltre che la nuova diga (“Un’opera così importante e con tali sfide tecniche non poteva non trovare difficoltà nella fase realizzativa ma ho ricevuto informazioni rassicuranti e garanzie che l’opera sarà fatta, avrà delle modifiche strutturali. Non vi sono opere di questa portata che non incontrino criticità, soprese e imprevisti”).

Sposata appieno da Paroli anche l’idea di riforma dell’ordinamento portuale avanzata dal viceministro Rixi e fondata sulla creazione di un organismo nazionale che coordini gli interventi di pianificazione e potenziamento infrastrutturale nei vari porti. “Oggi occorre razionalizzare gli investimenti nel comparto portuale. Serve – ha concluso – una regia che dica come e dove investire in maniera virtuosa, evitando overcapacity di offerta portuale ed evitando di annacquare il mercato dove le imprese operano. Credo sia necessario avere una funzione di indirizzo nazionale. In passato non ci sono stati sempre investimenti virtuosi, in taluni casi si è sovrapposta la costruzione di terminal. Il porto di Genova è in concorrenza non con La Spezia ma con i sistemi portuali extra-italiani. Bisogna evitare duplicazioni terminalistiche speculari e di gettare soldi”. Per queste ragioni è indispensabile, secondo il prossimo presidente dell’Adsp del Mar Ligure occidentale, “una cabina di regia forte che sappia cosa viene fatto in tutti i porti italiani. Serve che la stessa cabina di regia scelga di investire da una parte piuttosto che da un’altra e gli scali si conformeranno”.

La lista dei buoni auspici si è conclusa così: “Vorrei che Genova, sulle banchine e negli uffici, si dimostrasse un centro di eccellenza nella ricerca e innovazione in materia di energia, formazione, tecnologie applicate alla movimentazione merci e cybersecurity”.

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