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La linea di Grimaldi per contestare all’Antitrust gli impegni di Moby, Msc e Gnv

Il gruppo armatoriale partenopeo considera “uguali al nulla o peggiorativi” gli impegni che le tre società hanno presentato all’Agcm

di Nicola Capuzzo
25 Luglio 2025
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Traghetti Grimaldi e Tirrenia – Moby a Civitavecchia

Chi pensa che il Gruppo Grimaldi di Napoli possa ritenersi soddisfatto per gli impegni che Msc (SAS Shipping Agencies Services SARL), Moby e Gnv hanno proposto all’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato al fine di chiudere l’istruttoria avviata lo scorso autunno si sbaglia. “Rimedi uguali al nulla o peggiorativi” li considerano dal quartier generale di Grimaldi Group a cui SHIPPING ITALY ha chiesto se e quali osservazioni farà recapitare all’Antitrust.

Va ricordato infatti come, a fronte degli impegni proposti per chiudere l’indagine avviata dall’Agcm per appurare se ci sia stata una condotta anti-concorrenziale dopo l’ingresso di Sas (Msc) al 49% in Moby, a cui si è aggiunto un finanziamento da 243 milioni (a fronte di un pegno sul restante 51% della stessa ‘balena blu’), l’authority abbia precisato come sia necessaria una preventiva consultazione degli operatori del mercato che possono presentare eventuali osservazioni da far pervenire per iscritto entro e non oltre il 16 agosto 2025.

Da Grimaldi queste osservazioni arriveranno perché secondo il gruppo partenopeo i tre soggetti al centro dell’istruttoria “non stanno facendo passi indietro”.

Per ciò che riguarda nello specifico gli impegni presi da Sas (Msc), la scelta di cedere immediatamente il 49% di Moby (rinunciando anche al corrispettivo pari a 150 milioni versato pochi anni fa) sarebbe secondo Grimaldi un vantaggio perché consentirebbe al gruppo di Gianluigi Aponte di liberarsi di “un’azienda con patrimonio netto negativo, indebitata e in difficoltà finanziarie”.

Altra critica riguarda il trasferimento di proprietà dei due traghetti Sharden e Moby Vinci “che hanno contribuito a depauperare il patrimonio di Moby di asset strategici sottratti ai creditori (fra cui ci siamo anche noi”. Dunque non dovrebbe prendere forma, sempre secondo Grimaldi, un ulteriore trasferimento di asset da Moby: siano essi terminal portuali, navi o altro. “Tantopiù – aggiungono da Napoli – non dovrebbe poter essere Msc a rilevare questi asset”, anche se ciò avverrebbe sottoforma di restituzione del prestito residuo risultante da quei 243 milioni versati da Aponte a Onorato per consentirgli di chiudere il concordato preventivo. Ad oggi parte di quel debito è stato già estinto con la vendita appunto dei traghetti Sharden e Moby Vinci e il ramo rimorchiatori di Moby attivo in Sardegna.

Altre osservazioni saranno presentate da Grimaldi a proposito delle linee oggetto di istruttoria dell’Antitrust (ovvero Civitavecchia – Olbia, Genova – Olbia, Genova – Porto Torres e Napoli – Palermo): “Dovrebbero essere rimborsati per importi molto più elevati, rispetto a quanto proposto negli impegni, i passeggeri che hanno pagato caro i trasporti da Genova alla Sardegna. Così come è evidente la scelta, da parte di Gnv e Moby, di operare in dumping la linea Palermo – Napoli dove anche noi di Grimaldi siamo presenti e inevitabilmente perdiamo soldi perchè vorrebbero estrometterci da quel mercato ”.

L’auspicio di Grimaldi è che gli asset e soprattutto gli slot delle linee marittime vengano rimessi sul mercato: “Se fossero venduti a Msc si andrebbe verso un monopolio di fatto” sostengono.

Il gruppo partenopeo ritiene poi che sia stata omessa da parte di Msc la notifica a livello europeo dell’ingresso in Moby: “Questa concentrazione doveva essere oggetto di materia concorrenziale a livello Ue”.

Quel che appare già certo è l’inizio di un’altra battaglia legale: “Questi impegni proposti da Msc, Gnv e Moby non risolvono nulla in tema di concorrenza su quelle quattro linee oggetto di istruttoria. Se necessario, oltre all’Agcm ricorreremo al Tar e poi al Consiglio di Stato”.

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