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Balli (Fracht): “Noli marittimi per carichi break bulk stabili nel 2026”

Lo spedizioniere intervenuto come speaker al Break Bulk Italy ha invitato i caricatori di project cargo e impiantistica a fissare le soluzioni logistiche “con largo anticipo rispetto alla fase esecutiva”

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
28 Ottobre 2025
Stampa
A – Break Bulk Italy business meeting (17)

Mestre (Venezia) – Una certa disaffezione per la produzione italiana di impiantistica, a favore di altri mercati d’origine, è stata segnalata nel corso del II Forum Break Bulk Italy, organizzato da SHIPPING ITALY, SUPPLY CHAIN ITALY ed AIR CARGO ITALY, da parte di Stefano Balli, amministratore delegato di Fracht Italia. “I clienti ci stanno contattando per progetti futuri, ma non con origine nella Penisola”. Una tendenza che secondo il manager si sta accompagnando a una maggiore difficoltà del Mediterraneo nel gestire questo tipo di produzione dal punto di vista logistico. “Il blocco di fatto del canale di Suez e l’introduzione dell’Ets surcharge stanno facendo sì che ci sia sempre meno flotta navale specializzata dislocata nell’area” ha evidenziato Balli. Questo comporta l’avere “poche soluzioni disponibili e noli più alti”, in misura, ha aggiunto, “anche più impattante rispetto a quanto osservato lo scorso anno”.

Per il 2026, la previsione del manager e di Fracht è che i costi del trasporto via mare per carichi break bulk non subiranno cali significativi. “I progetti sono sempre più complessi e la specificità delle navi heavy lift tende a stabilizzare i noli. Inoltre gli investimenti del settore energetico continuano e la politica di nuove costruzioni avviata dagli armatori non è stata aggressiva come nel segmento container”. Tanto che, in questo segmento, la capacità “ha raggiunto il suo picco nel 2025” e quindi tenderà nei prossimi anni al decremento. Un altro fattore che potrà incidere sul costo del trasporto via mare per carichi project sarà l’applicazione alle navi dedicate dei dazi voluti dall’amministrazione Trump per le unità costruite in Cina.

In questa situazione di incertezza e complessità, anche secondo Balli – come altri relatori intervenuti nel corso del forum – la risposta va cercata nella programmazione e nell’efficientamento delle operazioni: “Suggeriamo ai caricatori di interpellarci con largo anticipo rispetto alla fase esecutiva dei progetti, in modo da studiare le soluzioni ottimali ma anche già contrattualizzarle con gli eventuali stakeholder, per mantenere sotto controllo i costi” è stato il suo invito, in linea con quelli pronunciati da altri operatori.
Da parte sua, la casa di spedizioni – parte del gruppo Fracht, con quartier generale a Basilea – sta da tempo intervenendo in questa direzione mettendo a segno investimenti diretti. Tra questi, il recente avvio di una sede a Marghera, ma anche la decisione, presa ormai 10 anni fa su sollecitazione di un cliente di lunga data, di dotarsi di una flotta di carri ferroviari negli Usa, che ora ha raggiunto le 75 unità.

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