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La Marina consulta il mercato sulla propulsione nucleare per navi maggiori e sottomarini

In particolare Navarm vuole verificare la possibilità di installare reattori su future unità come Lhd o il sottomarino U212NFS

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
17 Novembre 2025
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Consegna Nave Trieste (21)

La Marina militare italiana muove un primo passo concreto in direzione della propulsione nucleare per le sue navi maggiori e i suoi sottomarini, un ambito che per la verità già sta esplorando nel contesto del progetto Minerva (Marinizzazione di Impianto Nucleare per l’Energia a bordo di Vascelli Armati), parte del Pnrm (Piano Nazionale Ricerca militare).

Tramite la Navarm – la sua Direzione degli Armamenti Navali – il ministero della Difesa ha infatti avviato una consultazione preliminare di mercato che formalmente ha lo scopo di verificare se, oltre a Fincantieri (che funge da design authority per i mezzi in questione), vi siano altri soggetti in grado di compiere studi di fattibilità sull’impiego di “reattori nucleari a fissione di ultima generazione (3+ e 4)”.
Due sono in particolare le unità che ha in mente la Navarm: la Lhd (Landing Helicopter Dock), come nave Trieste, quale esempio di mezzo di superficie, e il sottomarino U212NFS.
In sintesi, lo studio – relativo, si chiarisce, a “future” unità – dovrà valutare se sia possibile installare propulsori nucleari su mezzi di quelle dimensioni o al contrario evidenziare eventuali “limiti dimensionali e architetturali” e quindi quali variazioni apportare.

Diversi gli ambiti che l’analisi multidisciplinare – per la quale è a disposizione un budget di 2,955 milioni di euro e un tempo per espletarla di 2 anni – dovrà indagare.
L’avviso li riassume sotto la sigla Dotmlpf (dottrina, organizzazione, formazione, materiali, logistica, personale, infrastrutture). Lo studio dovrà cioè valutare l’impiego della propulsione nucleare sotto il profilo della dottrina civile e militare, alla luce della normativa nazionale e quella Nato, arrivando a definire una versione preliminare delle norme tecniche per il ‘nucleare navale militare’ italiano. Dovrà poi analizzare le filiere di paesi in cui questo tipo di propulsione è già utilizzata (Usa, Regno Unito, Francia, etc.), ampliando le ricerche già fatte nell’ambito del progetto Minerva, valutando se si tratti di modelli replicabili e studiando possibili collaborazioni in ambito Ue e Nato.
Tra i suoi compiti ci sarà poi quello di approfondire i temi dell’addestramento del personale (di bordo e di terra), ragionando inoltre dei possibili percorsi formativi (in ottica di breve e medio periodo) e di quale sarebbe l’”opportuno dimensionamento delle professionalità e della forza lavoro necessaria”, nonché definire le possibili tabelle di armamento dei mezzi.

Passando poi nel concreto a valutare la fattibilità tecnica della propulsione nucleare su due mezzi come quelli in questione, l’analisi dovrà arrivare a identificare un numero ristretto di tipi e di taglie di reattori, fino a un unico ‘modello’ installabile in modo modulare su unità diverse, e individuare i siti atti ad ospitare il prototipo di reattore, quelli che potranno dedicarsi alla sua (o loro) realizzazione e manutenzione, al rifornimento nonché definire quali basi navali dovranno essere convertite in ‘Nuclear Naval Base’.

Fermo restando il fatto che la Navarm si riserva comunque la facoltà, “a proprio insindacabile giudizio”, sia di interrompere la procedura, sia di procedere successivamente con l’appalto.

Come detto, formalmente la consultazione di mercato avviata dalla Difesa ha lo scopo di verificare se altri operatori – oltre alla design authority Fincantieri – possa occuparsi di questo studio. Di fatto il gruppo guidato da Pierroberto Folgiero ha già fatto sapere nei mesi scorsi di essere al lavoro “nello sviluppo di tecnologie nucleari innovative per applicazioni civili e di difesa, anche con la collaborazione della Marina Militare”, nell’ambito del progetto Minerva.

F.M.

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