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Porti

Salis (Comune di Genova) tira dritto sull’addizionale ai passeggeri di traghetti e crociere

Avviato un primo incontro con Adsp e associazioni di categoria interessate. Secondo Paroli 3 euro a persona rischiano di dirottare le navi su altri porti

di Redazione SHIPPING ITALY
3 Dicembre 2025
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Il Comune di Genova, nonostante la contrarietà delle compagnie di navigazione e del terminal Stazioni Marittime (controllata di Msc e partecipata anche da Costa Crociere), applicherà l’addizionale comunale sui diritti di imbarco di importo pari a 3 euro per ogni passeggero annunciata nei giorni scorsi.

Dopo alcuni giorni di polemiche e la presa di posizione (contraria) espressa dalla locale port authority, la sindaca di Genova Silvia Salis, insieme al vicesindaco Alessandro Terrile, ha ricevuto a Palazzo Tursi i rappresentanti della stessa Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale oltre a Confitarma, Assarmatori, Clia (Cruise Lines International Association), Assagenti, Stazioni Marittime e Confindustria Genova “per un primo confronto sull’introduzione dell’addizionale comunale sui diritti di imbarco” spiega una nota del Comune.

La stessa comunicazione poi aggiunge: “In un clima di grande collaborazione – è il commento della sindaca al termine della riunione – si è deciso, di comune accordo, di avviare un tavolo tecnico che consenta di approfondire nel dettaglio le dinamiche applicative della misura, con l’obiettivo di arrivare al più presto a una soluzione condivisa”.

Anche la data di inizio di applicazione dell’addizionale “sarà condivisa nel tavolo tecnico e, comunque, non coinciderà con l’inizio dell’anno. Come già anticipato dalla giunta, infatti, il gettito stimato per il 2026 sarà limitato a 3,5 milioni, mentre a regime si conta di arrivare a 5,7 milioni all’anno” precisa il Comune di Genova.

“A chi ha criticato questo provvedimento dal punto di vista politico – ha concluso la sindaca – ricordiamo che il procedimento per l’introduzione di questa addizionale era stato avviato dall’amministrazione precedente (di centro-destra guidata dal precedente sindaco Marco Bucci, ndr). In ogni caso, come dimostrano anche misure simili attivate in altre città portuali, siamo sicuri che non comporterà alcuna riduzione dei traffici”.

In senso diametralmente opposto si era invece espresso, nei giorni scorsi, Matteo Paroli, presidente della port authority di Genova e Savona. “L’Autorità di Sistema Portuale – si legge in una nota – esprime seria preoccupazione per l’ipotesi del Comune di Genova di introdurre, per la prima volta in Italia, una tassa di imbarco sui passeggeri in partenza dal porto. Una misura di natura comunale che, pur eccezionalmente prevista dalla normativa sulle addizionali, presenta caratteri di forte discrezionalità e un’applicabilità non uniforme sul territorio nazionale, con il rischio concreto di generare uno scompenso diretto nel mercato crocieristico e in quello dei collegamenti tramite traghetti con le isole, che sono fondamentali per garantire la continuità trasportistica fra continente e isole”.

Secondo Palazzo San Giorgio, “in un contesto già segnato da una competizione molto accesa tra compagnie e tra porti del Mediterraneo, l’introduzione unilaterale di una tassa passeggeri pari a 3 euro, anche se prevede esenzioni per i residenti del Comune, per i residenti delle isole collegate in continuità territoriale, per le forze dell’ordine e la Protezione civile, rischia di alterare ulteriormente dinamiche delicate e consolidate, incidendo negativamente sull’attrattività del sistema portuale del Mar Ligure Occidentale”.

Secondo la port authority “porti concorrenti situati a poche decine di miglia nautiche – e, oltre confine, quello di Marsiglia – rappresentano per le compagnie alternative immediatamente percorribili, con potenziali conseguenze rilevanti sul Pil comunale e regionale e, in caso di spostamenti verso scali francesi, anche su quello nazionale. Da un lato, infatti, il trasferimento delle scalate inciderebbe sull’intera filiera logistica, turistica e occupazionale; dall’altro, rischierebbe di vanificare gli ingenti sforzi compiuti dall’Adsp, che ha investito complessivamente 200 milioni di euro per ridurre in modo sostanziale gli impatti ambientali delle attività portuali sulla città. Ciò attraverso la realizzazione degli impianti di cold ironing attualmente in esecuzione, la promozione dell’adozione di nuovi carburanti green da parte delle compagnie armatoriali e l’avvio di avanzati progetti di monitoraggio degli inquinanti atmosferici, basati su centraline, sensori e sistemi di analisi certificati, fondamentali per misurare concretamente l’impatto ambientale delle attività portuali”.

Spostando poi la questione su aspetti legali, l’Adsp presieduta da Paroli conclude la sua nota dicendo: “La percorribilità tecnica di un tributo legato ai passeggeri, in quel caso aeroportuali, ha già visto un precedente significativo con la soccombenza del Comune di Venezia dinanzi al Consiglio di Stato, proprio a causa delle criticità legate all’individuazione dei criteri applicabili secondo le normative vigenti. È quindi evidente che l’introduzione di una tassa di questo tipo comporta complessità operative notevoli per gli operatori e per l’intero sistema”.

L’auspicato e richiesto “confronto preventivo con tutto il cluster marittimo” è ora stato avviato ma la sindaca Salis sembra determinata a proseguire seguendo la rotta indicata con l’addizionale di 3 euro per passeggero imbarcato su navi da crociera e traghetti.

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