Il colpo di mano Usa in Venezuela paralizza le esportazioni di petrolio dal paese
Navi sanzionate e non hanno smesso di caricare greggio, portando la Pdvsa a ridurre la produzione

L’azione militare condotta dagli Usa in Venezuela, che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro e della moglie, ha al momento paralizzato le esportazioni di petrolio via mare dal paese.
In un quadro estremamente incerto, alcuni punti fermi rispetto alla operazione e alle sue conseguenze sono stati chiariti senza mezze parole dallo stesso presidente Usa Donald Trump nel discorso tenuto dopo l’operazione. Gli Stati Uniti, ha chiarito, “hanno bisogno di accesso totale al petrolio” del Venezuela e intendono assumere il controllo del paese almeno in una fase iniziale. Rispetto alle esportazioni di greggio, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha però evidenziato che la cosiddetta ‘oil quarantine’ – ovvero il blocco navale imposto dagli Usa alle navi cisterna sanzionate da e per il Venezuela (con l’esclusione di quelle attive per Chevron), introdotto lo scorso 16 dicembre dopo il sequestro della Skipper – “continuerà a essere in vigore”.
Come aveva rilevato Reuters, subito dopo il suo avvio diverse unità dirette verso il paese avevano optato per un dietrofront. Almeno due navi sanzionate, in particolare unità parte della flotta utilizzata per ripagare il debito verso la Cina, erano però arrivate in Venezuela nei giorni immediatamente successivi all’introduzione del blocco, oltre a due unità libere da sanzioni.
Ad oggi invece la situazione appare quella di una paralisi completa delle esportazioni. Reuters ha riferito che le autorità portuali non hanno ricevuto richieste di autorizzazione alla partenza delle navi che avevano completato il carico, mentre i dati di tracciamento mostrano unità ferme all’ormeggio o in partenza dai porti venezuelani vuote. Il fermo sta interessando anche le attività delle navi collegate alla Chevron, che pure, operando sulla base di una specifica licenza statunitense, sarebbero escluse dal blocco.
Un’altra conseguenza visibile è la nuova fuga di diverse unità sottoposte a sanzione. Il New York Times segnala che diverse unità rilevate nei porti venezuelani nelle scorse settimane sono scomparse in seguito alla cattura di Maduro. Quattro sono state tracciate mentre navigavano verso est a 30 miglia dalla costa, utilizzando nomi falsi e camuffando le loro posizioni tramite spoofing, dopo aver lasciato i porti senza l’autorizzazione del governo ad interim retto da Delcy Rodríguez. Di altre 12 non è più nota la posizione.
Dalla sua introduzione, il blocco navale Usa ha portato finora al sequestro della nave cisterna Skipper, fermata dalla Guardia Costiera il 10 dicembre mentre era diretta in Cina. Una seconda unità, la Centuries, è stata fermata e abbordata, ma non sequestrata, il 20 dicembre, mentre una terza, allora chiamata Bella 1, e ora ribattezzata Marinera, è ancora inseguita dalle forze statunitensi.
La conseguenza diretta di questo fermo delle attività navali è anche l’arrivo quasi a saturazione dei depositi di stoccaggio della Pdvsa (Petróleos de Venezuela Sa), che ha quindi ridotto la produzione. La decisione della compagnia di stato, riferisce Reuters, include la chiusura di giacimenti petroliferi o di gruppi di pozzi, poiché le scorte onshore stanno aumentando e l’azienda sta esaurendo i diluenti per miscelare il pesante greggio venezuelano per la spedizione.
Pdvsa ha inoltre chiesto tagli alla produzione anche alle joint venture Petrolera Sinovensa della China National Petroleum Corporation (Cnpc), la cui produzione in parte viene solitamente consegnata alla Cina, e Petropiar e Petroboscan e Petromonagas della Chevron.
Restando nell’ambito del trasporto marittimo, al quadro si può aggiungere una riflessione di Lars Jensen rispetto ai traffici container. Secondo l’analista, anche Ceo di Vespucci Maritime, le “turbolenze” che stanno toccando il paese avranno poco impatto su queste movimentazioni considerando che i porti del Venezuela sono raggiunti solo da 7 servizi regionali/feeder e che complessivamente i due scali principali, quelli di La Guaira e Puerto Cabello, gestiscono annualmente circa 1,1-1,3 milioni di Teu (a fronte di una movimentazione portuale globale di container di quasi 1 miliardo di Teu). “Se anche gli scambi dovessero interrompersi (e non accadrà)”, insomma, “non ci sarà alcun impatto sulla domanda/offerta globale” anche perché nel paese “non ci sono hub di trasbordo coinvolti e le principali rotte di navigazione per le navi portacontainer non attraversano il territorio venezuelano”. Ciò detto, secondo Reuters il porto di La Guaira avrebeb riportato seri danneggiamenti a seguito dei bombardamenti compiuti dagli Usa durante la notte in cui Nicolas Maduro è stato catturato.
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER QUOTIDIANA GRATUITA DI SHIPPING ITALY
SHIPPING ITALY E’ ANCHE SU WHATSAPP: BASTA CLICCARE QUI PER ISCRIVERSI AL CANALE ED ESSERE SEMPRE AGGIORNATI




