Il parco eolico nel Mar Ligure sembra non preoccupare porti e armatori
Eni apre la procedura di Via per il progetto da 48 turbine flottanti fra Gorgona e Capraia che costringerà 72 navi al mese a modificare le rotte per La Spezia e Livorno (al momento senza opposizioni)

È arrivato al decisivo passaggio della Valutazione di impatto ambientale il progetto di Eni di realizzare un parco eolico flottante nel Mar Ligure, collocato grossomodo a metà fra l’isola di Gorgona e quella di Capraia.
Atis, questo il nome del progetto, si dovrebbe estendere in particolare su un’area di circa 264 km quadrati e prevede, nella sua porzione offshore, l’installazione di 48 turbine eoliche flottanti, ciascuna con una potenza di 18 MW, per una capacità complessiva di 864 MW, connesse attraverso una serie di cavi sottomarini a due sottostazioni elettriche flottanti offshore, a loro volta collegate attraverso quattro cavi fino all’area di approdo nel Comune di Rosignano Marittimo.
Il progetto è sottoposto a Via per una serie di possibili impatti (non ultimo sul Santuario dei cetacei), fra cui quello sulla navigazione. Eni ha condotto in proposito un dettagliato studio, sulle varie declinazioni del tema. Una è quella relativa alla sicurezza, giacché ovviamente l’occupazione dell’area ridurrà gli spazi a disposizione delle navi e aumenterà la densità di queste ultime sulle rotte alternative.
In particolare i risultati dello studio modellistico delle potenziali collisioni e contatti mostrano un aumento della frequenza delle collisioni (fra nave e nave) da 1 su 686 anni a 1 su 443 anni e stimano la possibile frequenza di contatto delle imbarcazioni con un aerogeneratore in un contatto ogni 119 anni. Si tratta, conclude Eni, di “un aumento mediamente significativo della frequenza” e di “un rischio di contatto medio. Pertanto, si può affermare che i risultati non mostrano particolari problemi in termini di rischio poiché l’incremento del rischio ottenuto dello scenario futuro risulta accettabile”.
Più sfumato ma non meno delicato il tema dell’impatto sulla navigazione mercantile.
Secondo lo studio “le principali rotte merci all’interno dell’area di progetto sono rappresentate dal traffico est/ovest diretto o proveniente dal porto di Livorno e la rotta nord-est/sud-ovest di collegamento tra il porto di La Spezia e il Tss del Canale di Corsica (lo schema di separazione del traffico definito dalle autorità francesi, che limita la possibilità di navigare in prossimità delle coste corse e quindi accentua la ‘strettoia’ che il parco verrà a creare, nda), in queste rotte si registra una media di 72 transiti di navi al mese”.
Porzioni consistenti sono costituite dalle portacontainer che raggiungono La Spezia da sud e dai ro-ro che collegano Livorno ai porti della Spagna orientale. “Attualmente, le imbarcazioni che attraversano l’area di studio non sono limitate da alcuna ostruzione. La presenza del progetto dirotterà le navi che attualmente transitano nell’area su una rotta diversa” spiega lo studio: “Considerati i porti di destinazione della maggior parte di queste navi, è più probabile che deviino a est e a sud rispetto all’area di progetto. (…). La necessità di modificare le rotte di navigazione per i principali porti della regione e per il Tss del Canale di Corsica comporta potenziali obiezioni da parte degli operatori”.
Un impatto evidente a Eni, che lo considera, in particolare per quel che riguarda la necessità di trovare una quadra con la Francia, il più difficoltoso da affrontare fra quelli riguardanti la navigazione, anche se tale preoccupazione non pare riguardare invece chi maggiormente sarà toccato dalla criticità. Né dalle Autorità di sistema portuale di La Spezia e Livorno né dalle associazioni di categoria degli armatori (Confitarma e Assarmatori) o dagli operatori più coinvolti (La Spezia Container Terminal, Gruppo Grimaldi) si registra interesse a commentare l’iniziativa del colosso energetico italiano.
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