Cabi Cattaneo: mezzi anfibi e subacquei delle forze speciali si evolvono verso l’“interforce”
Dal 1936 l’azienda milanese realizza veicoli per incursori e sistemi subacquei. Al Seafuture ha raccontato la trasformazione tecnologica e la nuova visione “interforze”

La Spezia – Cabi Cattaneo è una realtà storica dell’industria italiana. Fondata nel 1936 a Milano, l’azienda è oggi un punto di riferimento per la progettazione e costruzione di mezzi speciali destinati a operazioni navali e subacquee. Con circa 60 dipendenti, Cabi continua a unire competenza artigianale e tecnologia avanzata, producendo imbarcazioni e veicoli in grado di operare sia in superficie sia sott’acqua.
“Cabi Cattaneo nasce per i mezzi speciali e ancora oggi il nostro cuore è qui – dice Alessio Villa, Executive Assistant dell’azienda, a SHIPPING ITALY –. Non abbiamo mai smesso di evolvere il concetto di mezzo anfibio e subacqueo”.
La storia tecnica del cantiere riflette l’evoluzione delle missioni militari e delle esigenze operative. I primi modelli di superficie, come i MAS e i loro derivati, rappresentano la fase iniziale. Con il tempo, la produzione si è spostata verso mezzi subacquei ispirati al Siluro a Lenta Corsa, lo storico SLC. “L’SLC è stato un punto di riferimento – spiega Villa – perché i modelli successivi hanno ereditato la stessa impostazione idrodinamica, ma sono stati adattati per navigare anche in superficie”.
Oggi il lavoro del cantiere si concentra su sistemi integrati, capaci di dialogare con le unità madri e con altri assetti operativi, su cui ovviamente l’azienda è tenuta a rigidissime policy di riservatezza. “La tendenza degli ultimi anni – spiega Villa – è quella di produrre mezzi che possano operare in contesto interforze, con sistemi di comunicazione e interfacciamento con le unità trasportatrici. È una sfida che richiede progettazione elettronica, software e standard di interoperabilità molto precisi”.
Dal punto di vista costruttivo, i mezzi di Cabi Cattaneo restano “bagnati”, cioè progettati per operare in immersione senza cabina pressurizzata. “Il mezzo è bagnato, c’è acqua dentro – spiega Villa – non è come un sommergibile con la garitta: gli operatori si muovono immersi e questo cambia tutto, dai materiali alla disposizione interna”. Una scelta tecnica che privilegia la compattezza e la silenziosità, fondamentali nelle missioni degli incursori.
La costruzione di questi veicoli richiede competenze multidisciplinari e un processo basato sulla prototipazione continua. “È un’attività ad alto rischio d’impresa – osserva Villa – che richiede competenze in ambito meccanico, idrodinamico, elettronico e di integrazione dei sistemi. Ogni progetto è unico e ogni dettaglio viene testato più volte, proprio come avviene nell’aeronautica”.
Si tratta di produzioni su piccola scala, ma di alto contenuto tecnologico. “Non parliamo di grandi numeri – precisa Villa – perché i nostri mezzi non sono prodotti di serie: nascono per missioni specifiche e vengono personalizzati in base alle esigenze operative”.
Dal punto di vista tecnico, Cabi continua a sviluppare carene in grado di garantire prestazioni ottimali sia in immersione che in superficie. “I primi mezzi subacquei avevano un profilo simile allo SLC, poi siamo passati a forme più simili a una canoa – racconta Villa – per migliorare la navigazione in superficie e mantenere un’idrodinamicità equilibrata”.
La filosofia del cantiere è chiara: integrare sempre di più elettronica, comunicazione e controllo, senza perdere la capacità artigianale che da decenni ne distingue i prodotti. “Per ottenere una performance ottimale – conclude Villa – bisogna avere le competenze giuste in ogni settore. La progettazione è interamente nostra, curiamo ogni dettaglio in casa”.
Cabi Cattaneo resta un interlocutore di riferimento per la difesa italiana e per i corpi speciali che operano in mare, capace di coniugare esperienza, innovazione e flessibilità in un ambito in cui ogni progetto è una missione su misura.
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