Tempi più lunghi per la nuova diga di Vado Ligure che sarà assoggettata a Via
Documentazione carente e insufficiente a escludere impatti ambientali negativi: si complica la fase due dell’opera necessaria alla protezione completa della piattaforma di Apm Terminals

Un ping pong di oltre un anno e mezzo non è bastato: il progetto dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale per la realizzazione della fase due della nuova diga foranea di Vado Ligure non ha ottenuto semaforo verde dal Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica.
L’iter dell’opera era cominciato nell’estate del 2024, quando l’Adsp aveva depositato la documentazione che avrebbe dovuto ‘convincere’ il dicastero della non assoggettabilità dell’opera a procedura di Valutazione di impatto ambientale, stante l’asserita insussistenza di impatti ambientali rilevanti. Già pochi mesi dopo, con l’intervento degli uffici tecnici della Regione Liguria, si era capito che la strada sarebbe stata più in salita del previsto. Ora – a valle di un particolarmente lungo percorso di scambio di rilievi e integrazioni – il verdetto definitivo: “Il progetto è suscettibile di determinare impatti ambientali significativi e negativi e, pertanto, deve essere sottoposto al procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale”.
Tre righe a valle di otto fitte pagine di severi giudizi sul lavoro dell’Adsp, sotto quasi ogni punto di vista del progetto: “La documentazione presentata non consente, di fatto una valutazione compiuta degli effetti del progetto sui siti della Rete Natura 2000”; “la richiesta (di analisi delle alternative progettuali, ndr) risulta inevasa e/o comunque elusa”; “la documentazione è del tutto insufficiente ai fini della valutazione dei possibili impatti sull’ambiente idrico marino”; “le controdeduzioni formulate dal proponente e la documentazione dallo stesso dimessa sul punto (biodiversità, habitat marini e comunità bentoniche, ecosistemi, linea di costa, Vinca, ndr) non sono supportate da adeguate motivazioni, che permettano alla Commissione di pervenire a un giudizio positivo di compatibilità ambientale”; “il richiamo operato nello Spa (Studio preliminare ambientale) dal proponente tra la Fase 2 del progetto, di cui alla presente procedura, e la precedente Fase progettuale 1, non è idoneo e comunque sufficiente a escludere e a dimostrare l’assenza di effetti del progetto sulla componente biodiversità”, “la verifica della incidenza e dell’eventuale esclusione degli impatti deve essere attualizzata, non potendo essere effettuata attraverso un richiamo e/o un rinvio a situazioni preesistenti e il ricorso di mere frasi di stile”; “tra la documentazione dimessa non risulta che il proponente abbia considerato e sviluppato una modellazione morfodinamica specifica finalizzata a quantificare, l’entità della rotazione attesa, i volumi sedimentari mobilizzati e le possibili conseguenze in termini di bilancio lungo costa e di alimentazione dei litorali”; “ai fini di una valutazione completa e scientificamente adeguata degli impatti acustici sulle specie di interesse conservazionistico, si rende necessario integrare il monitoraggio mediante adeguati strumenti”; “non si riscontra alcuna verifica specifica in merito all’analisi delle vibrazioni prodotte dalle opere né una valutazione dei conseguenti impatti sull’ambiente marino e terrestre dell’area”; “la documentazione presentata non è esaustiva in riferimento alla caratterizzazione della componente salute umana”.
La finalità dell’opera – che consta in sostanza nella posa di 8 cassoni su fondali di circa 45 metri di profondità ad allungare di 230 metri la nuova diga attualmente in costruzione – è quella, secondo l’Adsp, “di assicurare la completa protezione della piattaforma multifunzionale dall’azione diretta del moto ondoso e la riduzione dell’agitazione ondosa nel bacino portuale di Vado Ligure” per preservarlo “dagli effetti dovuti alla riflessione del moto ondoso incidente sulla struttura della piattaforma multipurpose”. Il parere del Mase sposta in avanti la realizzazione di un’opera senza la quale, quindi, le potenzialità della suddetta piattaforma – gestita da Vado Gateway (controllata di Apm Maersk) – non possono essere sfruttate appieno.
L’Adsp non ha per il momento rilasciato commenti, mentre questa è la reazione di Santi Casciano, amministratore delegato Vado Gateway: “Prendiamo atto della determinazione del Mase – Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica circa la necessità di sottoporre la seconda fase del progetto per la realizzazione della nuova diga di Vado Ligure alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale. Una decisione su cui non entriamo nel merito ma che, certamente, allungherà i tempi dell’iter autorizzativo. La costruzione della nuova diga foranea a protezione del bacino portuale vadese è un intervento strategico atteso da tempo che, una volta completato, proteggerà ulteriormente le navi a banchina dal moto ondoso, garantendo una sicurezza ancora maggiore durante le operazioni portuali di carico e scarico, a vantaggio di tutti gli attori impegnati nella filiera logistica portuale. Oltre agli aspetti prioritari riguardanti la sicurezza, l’opera contribuirà in modo significativo alla crescita non solo di Vado Gateway, uno dei principali hub portuali a supporto dell’economia del Nord Italia e del Paese, ma anche dell’intero sistema portuale del Mar Ligure Occidentale. Come abbiamo già espresso in passato in tutte le sedi competenti, il nostro auspicio è che il percorso amministrativo possa procedere nel modo più rapido possibile e concludersi positivamente”.
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