Cresce l’allarme alluminio legato alla crisi iraniana
Face mette in luce la duplice problematicità (consegna della produzione e approvvigionamento materie prime) e chiede a Bruxelles di cancellare i dazi
“La combinazione tra tensioni geopolitiche, interruzione delle rotte commerciali, aumento vertiginoso dei costi energetici e dei prezzi di alluminio primario oltre i 3.400 dollari a tonnellata, sta mettendo a rischio la stabilità della filiera globale dell’alluminio primario”.
Dopo gli allarmi internazionali è Mario Conserva, Segretario Generale di Face – Federation of Aluminium Consumers in Europe, a denunciare anche in Italia il rischio concreto di una crisi sistemica per l’industria europea.
“La crisi che stiamo osservando è multipla – afferma Conserva – da un lato il blocco delle rotte marittime impedisce all’alluminio già prodotto di raggiungere i mercati; dall’altro si stanno creando le condizioni per una drastica riduzione della produzione, soprattutto nei Paesi del Golfo, dove gran parte degli impianti di smelting dipende dal gas”.
In questo scenario critico, segnato dal conflitto in corso, Face esprime la propria piena solidarietà ai partner storici e strategici dell’industria dell’alluminio del Gcc (Consiglio di Cooperazione del Golfo), nonché ai cittadini dell’area colpiti dalle ostilità.
“Il successo industriale del Gcc, frutto di decenni di investimenti miliardari che hanno coinvolto anche appaltatori europei, ha creato una catena del valore d’eccellenza che oggi rappresenta il secondo settore economico della regione”. Secondo Face, gli impianti di alluminio primario nel Golfo sono ora fortemente esposti: eventuali attacchi alle infrastrutture energetiche o interruzioni nella fornitura di gas potrebbero costringere le industrie a fermare gli impianti per evitare gravi incidenti industriali.
A questo si aggiunge il problema della disponibilità di allumina, la materia prima necessaria per produrre alluminio. “Per produrre un milione di tonnellate di alluminio primario servono circa due milioni di tonnellate di allumina, che i Paesi del Golfo importano quasi interamente dall’estero” – spiega Conserva – “se le rotte commerciali restano bloccate, gli impianti hanno scorte limitate a due o tre settimane”.
Se l’interruzione dovesse prolungarsi, le conseguenze potrebbero essere irreversibili. Le potline, le linee elettrolitiche che producono alluminio, non possono infatti essere fermate senza rischiare danni permanenti agli impianti. “Parliamo di una regione che rappresenta circa l’8% della produzione mondiale di alluminio primario e che da 27 anni è parte integrante della nostra Federazione” avverte Conserva.
Gli effetti si stanno già facendo sentire sul mercato europeo: “Il prezzo del gas è aumentato del 93% in appena 48 ore e il mercato dell’alluminio primario è sempre più sotto pressione. Anche i rottami stanno uscendo dall’Europa, aggravando ulteriormente la situazione”.
Per Face è quindi necessario un intervento urgente da parte della Commissione europea e dei governi per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento. L’associazione chiede la sospensione immediata di tutte le restrizioni che limitano l’accesso all’alluminio primario e l’azzeramento dei dazi sull’importazione di alluminio grezzo, misure indispensabili per evitare il collasso dell’intera filiera europea.
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