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Adsp e Assoporti vs. Art: sulle concessioni ribellione totale

Assoporti avverte che gli enti non rispetteranno la previsione di inviare al Garante i dati su terminal e stazioni marittime

di Andrea Moizo
19 Marzo 2026
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À la guerre comme à la guerre: lo scontro fra Autorità di sistema portuale e Autorità di Regolazione dei Trasporti sulle concessioni portuali è sempre più ampio e aspro.

Lo dimostra una lettera appena inviata da Assoporti (l’associazione delle port authority) al Garante torinese e, per conoscenza, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che assiste silente di fronte alla guerra sempre più violenta in atto fra amministrazioni pubbliche desiderose di tenere in mano una delle leve di potere più significative nei porti: la definizione e la supervisione sul rispetto dei criteri concessori.

L’ultimo episodio ha ad oggetto il sollecito di Art pervenuto pochi giorni fa alle Adsp di dare seguito a quanto previsto dalla delibera adottata dal Garante lo scorso dicembre in materia (la 242/2025). Secondo quel provvedimento, infatti, le port authority avrebbero dovuto entro la fine di marzo comunicare ad Art, per ogni concessionario terminalista ai sensi dell’art.18 della L.84/94 o dell’art.36 del Codice della navigazione (di fatto terminal mercantili e stazioni marittime), “dati generali della concessione”, “modalità di determinazione dei canoni” e “piano economico finanziario”.

Tutti i dati, in sostanza, che, integrando secondo Art o sovrapponendosi secondo Assoporti a regolamento e linee guida varati dal Ministero fra 2022 e 2023, consentiranno all’authority torinese una piena ricognizione sullo stato delle concessioni portuali, conferendole quello status di controllore unico della regolarità concessoria che è oggi invece suddiviso fra quantomeno 16 enti, ben consci del rischio di perdere uno dei maggiori poteri negoziali nelle loro mani.

Non a caso, la succitata lettera di Assoporti preannuncia il rifiuto a ottemperare e invita Art a “soprassedere all’esecuzione della delibera”. Plurime le argomentazioni snocciolate in punto di diritto dal presidente dell’associazione Roberto Petri a sostegno del sostanziale diniego ad Art. In primis si ricorda come la delibera da cui prende le mosse il sollecito sia stata impugnata da alcune Adsp oltre che da Assoporti stessa, per la quale, quindi, occorrerebbe attendere almeno “il deposito della decisione di primo grado”.

In secondo luogo “il termine assegnato (31 marzo 2026) per porre in essere l’adempimento richiesto appare incongruo in rapporto alla mole di dati da inviare”. Inoltre “il quadro regolatorio si appalesa tuttora incerto e contraddittorio” e proprio a causa di Art. Che, sostiene Assoporti, con il recente avvio di un “un procedimento volto all’individuazione dei criteri per stabilire la durata delle concessioni”, previsto dalla 242, avrebbe dato prova di come quest’ultima “è al momento sostanzialmente priva di efficacia”, dato che le Adsp non potrebbero seguirne, nell’assegnazione di concessioni, le prescrizioni, mancando quella sulla durata.

“Tale assetto – è la conclusione di Petri prima del già menzionato invito a desistere – per un verso, sembra confermare, in modo eloquente, i vizi denunciati con i ricorsi già proposti, per altro verso, determinerebbe di fatto una (illegittima) paralisi dei procedimenti di rilascio delle concessioni in corso di svolgimento, con gravi e imprevedibili conseguenze pregiudizievoli per le Adsp che resterebbero esposte alle azioni di tutela (ricorsi contra silentium, onerose azioni risarcitorie anche per lesione dell’affidamento, etc.) degli operatori economici le cui istanze sono in corso di istruttoria”.

L’Authority dei Trasporti ha fatto sapere a SHIPPING ITALY che la risposta ad Assoporti “è in esame”.

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