Gli esoscheletri fanno il loro ingresso nel porto di Livorno
L’impiego dei dispositivi permetterà di mitigare l’insorgenza dei disturbi muscolo-scheletrici, patologie che costituiscono attualmente il 75% delle malattie professionali denunciate
Livorno – Diventa operativa la tecnologia indossabile che può aumentare la sicurezza e il benessere dei lavoratori in porto. Dopo circa tre anni di sperimentazioni, il progetto promosso dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale è giunto alla sua fase attuativa con l’acquisto e l’impiego quotidiano degli esoscheletri.
Alla presentazione ufficiale avvenuta stamattina a Palazzo Rosciano, sede dell’Adsp, è seguita una dimostrazione pratica a bordo della nave Eco Valencia del Gruppo Grimaldi, dove si sono potuti osservare i dispositivi in azione durante le manovre di rizzaggio degli operatori portuali.
I due esoscheletri – sviluppati da Iuvo, spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, e prodotti da Comau – si differenziano per il tipo di azione: il dispositivo Mate-Xb è stato studiato per il supporto lombare mentre Mate-Xt per quello degli arti superiori. Dai dati emersi dai test sperimentali sul loro utilizzo “passivo” l’attività dei muscoli della schiena risulta ridotta del 25% e quella delle spalle del 35%, mentre un terzo risultato – quello sullo sforzo percepito dai lavoratori – tocca addirittura una riduzione del 50%.
Come spiegato nella conferenza stampa dal presidente dell’Adsp Davide Gariglio, è stata la Compagnia Portuale di Livorno ad aderire alla proposta sperimentale, e poi ad investire direttamente nell’acquisto iniziale dei primi dispositivi. “Il lavoratore portuale è soggetto a un logoramento fisico progressivo,” ha spiegato il presidente della Cpl, Enzo Raugei. “Vogliamo ridurre drasticamente il rischio di malattie professionali croniche. Essere i primi in Europa a impiegarli in ambito portuale è un primato che ci inorgoglisce.”
A margine della conferenza, il presidente Gariglio, ha sottolineato come l’obiettivo non sia solo l’efficienza, ma il “benessere totale” di chi lavora in porto: “Siamo arrivati alla fase attuativa.” ha dichiarato, aggiungendo “Queste apparecchiature riequilibrano lo sforzo e lo ridistribuiscono su tutto il corpo. Ora dobbiamo testarli fisicamente con continuità per verificarne i benefici sul lungo periodo e, se i risultati saranno confermati, estenderne l’uso su scala ancora più ampia.”
Il presidente ha anche rivelato i nuovi orizzonti per la ricerca: si sta già studiando un’integrazione tecnologica per gli ormeggiatori. In questo caso, la sfida è unire l’esoscheletro ai sistemi di protezione individuale (come i salvagenti autogonfiabili), creando un prodotto ibrido che non sovraccarichi il lavoratore ma lo protegga a 360 gradi.
Presente anche Giovanni Lorenzini, Direttore territoriale dell’Inail, che, a margine, ha informato come i disturbi muscolo-scheletrici rappresentino oggi «i tre quarti delle malattie professionali riconosciute». Lorenzini ha auspicato una collaborazione stretta per arrivare a risultati certificabili, sottolineando che, sebbene la Toscana non abbia ancora un protocollo regionale specifico sull’ergonomia (a differenza di realtà come l’Emilia-Romagna), l’Inail guarda con estremo interesse all’esperienza livornese. L’obiettivo futuro, come confermato anche da Gariglio, è una collaborazione stretta per monitorare i dati mese dopo mese e arrivare a risultati “certificabili” che possano fare da scuola a livello nazionale.
La conferma definitiva della bontà del progetto è arrivata infine dalla banchina. Jonathan, uno dei lavoratori della Compagnia impegnato nel fissaggio dei semirimorchi – un’operazione che può richiedere fino a 250 rizzaggi a bordo di una singola nave -, ha confermato: “Gli effetti benefici ci sono, soprattutto per schiena e gambe. L’armatura corregge la postura e ti ‘richiama’ a mantenere la colonna dritta. A fine turno la stanchezza è decisamente diversa.”
C.G.
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