Fincantieri prepara la consegna dell’offshore vessel Coco alla Marina Militare
La futura ‘Nave Tritone’ è stata trasformata a Palermo in una Upsds (Unità polivalente per la sorveglianza della dimensione subacquea)
Fincantieri si prepara a consegnare alla Marina Militare la nave Coco, offshore supply vessel che era stata realizzata dalla controllata Vard ed è stata riadattata nei mesi scorsi nel suo cantiere di Palermo con lo scopo di renderla un Upsds, ovvero una Unità polivalente per la sorveglianza della dimensione subacquea.
Lo si apprende da un avviso della Capitaneria di porto di Genova con cui l’azienda navalmeccanica segnala l’intenzione di procedere alla dismissione della bandiera italiana dell’unità, dato che in conseguenza della cessione questo verrebbe iscritta nel ruolo del naviglio militare dello Stato.
Lunga 81,7 metri di lunghezza, la Coco – che sarà poi ribattezzata Nave Tritone – è stata parte della flotta di Nct Offshore, compagnia danese specializzata in servizi subacquei e per la posa di cavi, che come detto l’aveva fatta realizzare da Vard. La consegna era avvenuta nel 2022 presso lo stabilimento vietnamita di Vung Tau del gruppo norvegese, parte di Fincantieri.
La volontà della Marina Militare di dotarsi di una Unità polivalente per la sorveglianza della dimensione subacquea, procedendo tramite una acquisizione sul mercato, era stata messa nero su bianco lo scorso agosto in una determina a contrarre stilata dalla Navarm (la nazionale degli armamenti navali). Nel documento si citava “l’esigenza di assicurare la continuità delle attività di supporto e ricerca a favore dei Reparti della Forza Armata”, inclusa quella per i “sottomarini nazionali sinistrati”, nonché “del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea”. Attività, proseguiva la delibera, attualmente svolte da navi in via di progressiva dismissione. La procedura si era data quindi l’obiettivo di “acquisire in tempi rapidi” una unità idonea a supportare l’impiego dei mezzi subacquei già in dotazione, selezionando un offshore supply vessel da sottoporre poi a lavori di adeguamento.
Cosa che poi la Navarm ha fatto, avviando una procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando con Fincantieri, unico operatore ritenuto in grado di poter soddisfare la richiesta per ragioni legate tra le altre cose alla disponibilità delle necessarie competenze tecniche e alla possibilità di garantire l’interoperabilità con altre unità della Marina Militare. L’aggiudicazione aveva avuto luogo a fine ottobre, a fronte di un importo pari a 53,1 milioni di euro.
Tra i requisiti indicati come obbligatori per la fornitura, la Navarm aveva indicato in un documento precedente tra le altre cose la presenza di un ponte di lavoro di almeno 2.560 metri quadrati, di due gru da 40 tonnellate, nonché una larghezza Bmax tra i 18 e i 22 metri. Nel documento si precisava inoltre la richiesta di un mezzo realizzato non prima del 2015, con posizionamento dinamico DP2, pescaggio inferiore ai 7 metri, lunghezza fuori tutto tra i 75 e i 110 metri, con dotazione di impianto integrato di propulsione e generazione elettrica, di almeno 60 posti letto e autonomia a 11 nodi di almeno 4.000 miglia nautiche. Per il ponte si indicava inoltre una capacità minima di carico di almeno 5 tonnellate/metro quadrato e almeno 500 complessive.
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