Due di sei portacontainer Msc in fuga dal Golfo Persico fermate e ‘sequestrate’ dall’Iran
Altre navi del gruppo della famiglia Aponte erano risucite a transitare di nascosto attraverso lo Stretto di Hormuz spegendo il sistema di tracciamento satellitare Ais

Lo Stretto di Hormuz torna a essere terreno di scontro e di attacco alle navi mercantili con una crescente battaglia navale fra Iran e Stati Uniti.
Nelle scorse ore tre navi portacontainer, due delle quali operate da Msc, sono state colpite dalle forze militari iraniane. L’UK Maritime Trade Operations ha dichiarato di essere “a conoscenza di un elevato livello di attività nell’area dello Stretto di Hormuz e incoraggia le navi a segnalare qualsiasi attività sospetta”.
Media iraniani riferiscono che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) ha preso di mira tre navi nello Stretto di Hormuz; l’agenzia di stampa Fars affiliata ai pasdaran, citata dalla Bbc, afferma che la nave Euphoria è stata colpita e ora si trova incagliata al largo delle coste iraniane. Sempre media iraniani, citando come fonti le forze irabiane, affermano inoltre che le portacontainer Msc Francesca ed Epaminondas sarebbero state “sequestrate” e “scortate fino alla costa iraniana”.
“Entrambe le navi sono noleggiate da Msc e hanno tentato di uscire dal porto con l’Ais disattivato” riferisce Martin Kelly di Eos Risk Group. “Entrambe hanno attivato l’Ais al momento dell’attacco, probabilmente su ordine delle Guardie Rivoluzionarie”.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato che attueranno un blocco totale dello stretto fino a quando gli Stati Uniti non revocheranno il proprio cordone navale, che impedisce alle navi iraniane di transitare. Un piccolo numero di imbarcazioni continua a riuscire a passare in entrambe le direzioni, tra cui petroliere legate all’Iran. Gli Stati Uniti hanno sequestrato finora due navi iraniane nell’ambito dell’operazione: una portacontainer della Irisl, la Touska, proveniente dalla Cina, e la petroliera Tifani, abbordata martedì durante un’operazione di “interdizione marittima per diritto di visita” nel Golfo del Bengala.
Le navi operate dal gruppo armatoriale di Gianluigi Aponte potrebbero essere finite nel mirino dopo i tentativi di fuga dal Golfo Persico messi a segno con successo da altre portacontainer del global carrier svizzero nei giorni scorsi. Secondo la società di analisi e consulenza Linerlytica, nel breve periodo in cui l’Iran ha dichiarato lo Stretto di Hormuz aperto al traffico marittimo sabato scorso, almeno sei navi, quattro delle quali gestite da Msc, sono fuggite dalla trappola del Golfo Persico. Il 18 aprile hanno navigato attraverso lo Stretto di Hormuz la Msc Clara da 19.224 Teu, la Msc Grace da 16.000 Teu, la Msc Margrit XIII da 13.102 Teu e la Msc Madeleine da 9.200 Teu.
Queste navi hanno disattivato il transponder duranto la fuga dal Golfo Persico e hanno successivamente riattivato la trasmissione del segnale Ais quando si trovavano al sicuro. Msc Francesca ed Epaminondas erano fra queste ma sono state intercettatte dalle forze militari iraniane.
Anche altre due portacontainer, la Bhagya Laxmi da 1.030 Teu e la Sssf Valence da 2.702 Teu, sono riuscite a lasciare il Golfo Persico durante il fine settimana riducendo il numero totale di boxship ancora ‘in ostaggio’ della guerra a meno di 100 unità, con una capacità complessiva di 270.000 Teu, rispetto a un picco di 430.000 Teu raggiunto nei giorni precedenti.
Nei giorni scorsi altre quattro portacontainer di Cma Cgm non sono riuscite ad attraversare lo Sretto di Hormuz e sono state respinte dopo che l’esercito iraniano ha dichiarato nuovamente chiuso quel tratto di mare, in seguito al sequestro da parte degli Stati Uniti della portacontainer Touska di Irisil da 5.125 Teu che navigava da Port Klang a Bandar Abbas.
Linerlytica ha affermato che il blocco statunitense dei porti iraniani “finora ha avuto scarso effetto, con almeno sette navi collegate all’Iran in grado di eludere il blocco solo nell’ultima settimana”.
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