Italia terzo bacino d’utenza in Europa per le crociere con oltre un milione di passeggeri
Secondo Clia nel 2024 la filiera nazionale ha generato sul territorio nazionale un indotto economico di 18,1 miliardi di euro
Clia, l’associazione di categoria che rappresenta le compagnie crocieristiche, ha comunicato l’andamento registrato nel 2025 in Italia dal mercato delle vacanze a bordo. I dati delineano un quadro con una crescita dovuta a una fidelizzazione elevata (90%) di passeggeri che intendono ripetere l’esperienza crocieristica e, da parte dei non crocieristi, dall’intenzione di 3 su 4 di provare a viverla. Dal punto di vista dei numeri: sono stati 1 milione e 122mila gli italiani che nel 2025 hanno scelto la crociera come vacanza portando il Paese al terzo posto in Europa, e con l’età media più giovane di 42 anni e mezzo.
Francesco Galietti, direttore Clia Italia, evidenzia l’evoluzione rapida del settore dovuta a un impegno nella diversificazione, nella qualità e nella quantità dell’offerta, che si riconosce negli itinerari alternativi, crociere tematiche, navi più piccole e nuove destinazioni. In questo contesto l’Italia si conferma privilegiata avendo ben 60 porti crocieristici. Inoltre, secondo il direttore, il 60% dei passeggeri torna nei luoghi scoperti per la prima volta durante una crociera facendo sì che il legame con quella destinazione si approfondisca, portando benefici concreti e duraturi per le economie locali.
A livello globale, il report “State of the Cruise Industry” di Clia definisce il 2025 come un anno di forte espansione, con 37,2 milioni di passeggeri totali. L’Europa ha un ruolo da protagonista in questo scenario, contribuendo con quasi 9 milioni di crocieristi (+ 5,3% rispetto al 2024). In questo contesto, il Mediterraneo si conferma il bacino di riferimento, intercettando il 45% della domanda europea complessiva con oltre 6 milioni di passeggeri, con l’Italia saldamente in cima alle preferenze come destinazione continentale.
L’impatto del settore si riflette nell’integrazione con i territori e le città portuali. I dati indicano infatti una trasformazione nelle abitudini dei viaggiatori: il 64% dei crocieristi sceglie di pernottare nelle città di scalo, con una particolare incidenza nei porti di turnaround (quelli di inizio e fine crociera), un trend caratterizzato da un’alta partecipazione alle escursioni (70%) e dal desiderio di una fruizione culturale più profonda, che spinge le compagnie a diversificare la flotta alternando grandi navi a unità più piccole per raggiungere destinazioni di nicchia.
Sotto il profilo economico e industriale, l’Europa è la principale base industriale del comparto: nel 2024 il settore ha sostenuto 445.000 posti di lavoro e generato 64,1 miliardi di euro, di cui 28 miliardi di contributo diretto al Pil. Solo nel 2026 entreranno in servizio 8 nuove navi realizzate nei cantieri del continente, per un investimento complessivo di 6,6 miliardi di dollari. L’orizzonte degli ordini fino al 2037 prevede la consegna di oltre 60 unità, per un valore di 71 miliardi di dollari.
In questo quadro, l’Italia detiene il primato europeo per ricadute economiche. Nel 2024, il settore ha generato sul territorio nazionale 18,1 miliardi di euro (pari a quasi il 28% dell’intero valore europeo), contribuendo al Pil con 7,3 miliardi di euro e sostenendo una filiera occupazionale di 113.000 posti di lavoro. Tali numeri coinvolgono l’intero ecosistema logistico-produttivo: dai cantieri navali ai servizi tecnico-nautici, fino all’indotto generato dalla spesa di passeggeri ed equipaggi negli oltre 60 scali crocieristici della Penisola.
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