Dal blocco commerciale all’emergenza umanitaria: il dramma dei 20.000 marittimi nel Golfo Persico
Dialogo in corso tra Imo e i paesi del Golfo Persico mentre le Nazioni Unite, tramite Imo e con l’Itf, danno assistenza medica e rifornimenti ai membri degli equipaggi
La situazione nello Stretto di Hormuz, iniziata come blocco commerciale, sta diventando sempre più una emergenza umanitaria. A lanciare l’allarme è stato il Segretario Generale dell’Imo, Arsenio Dominguez, durante la Convenzione marittima delle Americhe tenutasi a Panama tra il 7 e l’8 maggio.
Dominguez, riferisce seatrade-maritime.com, ha espresso grande preoccupazione per la sorte di circa 20.000 marittimi bloccati a bordo di 1.500 navi, affermando che si tratta di civili, lavoratori che si trovano intrappolati in una situazione geopolitica al di fuori del loro controllo e che, per chi è bloccato da mesi, la minaccia ormai non è più rappresentata solo dal rischio di attacchi di droni e missili, ma dalla scarsità di beni di prima necessità come acqua e cibo.
In questo scenario – ha commentato Dominguez – il settore marittimo ha dovuto dimostrare una resilienza forzata cercando rotte alternative. Il Canale di Panama è diventato un percorso essenziale per garantire il flusso di quelle merci che non possono più transitare da Hormuz, anche se, ha sottolineato il segretario, nonostante l’industria possa trovare soluzioni diverse relativamente ai percorsi, non può sostituire i carichi energetici di base provenienti da quella specifica regione.
Dominguez ha informato che da parte dell’Imo, già dal marzo scorso, è stato approvato il piano di un corridoio di evacuazione umanitario, ma che la sua attivazione resta congelata finché non ci sarà la certezza che le navi non saranno bersaglio di droni, missili o incursioni. L’aggravamento della crisi negli ultimi mesi è testimoniato dal numero delle navi bloccate, passate da 800 a 1.500, dagli attacchi triplicati (con oltre 30 navi colpite rispetto alle 10 di inizio marzo) e, soprattutto, dal bilancio umano: dai dati incerti di alcuni mesi fa, oggi si contano 10 morti confermati e 2 dispersi.
“Il carico si può assicurare, ma una vita umana non si può sostituire”, ha ribadito Dominguez chiedendo agli armatori di non forzare la mano per salvare la merce mettendo a rischio gli uomini.
Il segretario generale ha affermato che l’Imo sta attualmente dialogando con i paesi del Golfo Persico, in particolare con Iran e Oman, per sbloccare la situazione e ripristinare la sicurezza del passaggio, cercando di far valere i trattati internazionali in vigore dal 1968. Contemporaneamente le Nazioni Unite, tramite l’Imo e in coordinamento con l’Itf (Federazione Internazionale dei Lavoratori dei Trasporti), sono al lavoro per garantire assistenza medica e rifornimenti ai membri dell’equipaggio bloccati, nonostante le difficoltà affrontate dai paesi della regione. L’obiettivo primario resta quello di non lasciare soli i marittimi, vittime civili di questo stallo globale.
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