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La diga di Vado cambia per il nuovo deposito di Gnl

L’Adsp avvia una procedura di variante al progetto arrivato al 74%

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
12 Maggio 2026
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Con uno stato di avanzamento lavori arrivato a fine febbraio al 74%, la nuova diga foranea del porto di Vado Ligure cambia faccia.

Lo ha deciso l’Autorità di sistema portuale del Mar ligure occidentale, che ha avviato l’apposita procedura in seno alla Regione Liguria. In estrema sintesi, si legge nella documentazione, si è deciso di non posizionare il sedicesimo e ultimo cassone previsto (che avrebbe dovuto essere collocato ‘a martello’ per poi essere rimosso, una volta che fossero partiti i lavori di Fase 2, cioè l’ulteriore prolungamento dell’opera, pensata come protezione per la nuova piattaforma di Apm Terminals).

Quest’ultimo, infatti, è stato ‘prestato’, in funzione protettiva, al vicino cantiere dove sono in via di realizzazione i cassoni per la nuova diga foranea del porto di Genova, e sarà quindi ‘impegnato’ fino alla fine del 2027. Gli effetti del ‘taglio’ di un cassone sulla funzionalità protettiva della diga non parrebbero – il punto non è approfondito nella documentazione – superiori ai vantaggi: “Eliminando la fase transitoria ‘a martello’ si avrebbero molteplici vantaggi ambientali, funzionali ed economici, legati principalmente ai minori versamenti di materiale lapideo necessari per la realizzazione dello scanno di imbasamento del cassone ‘in linea’ ed alla riduzione delle tempistiche di intervento in quanto opere già funzionali alla realizzazione della seconda fase della diga”.

L’altro fattore che ha determinato la necessità della variante è stato il via libera ambientale al progetto.

Di realizzazione e gestione di un punto di sbarco/imbarco e deposito small scale di Gnl e/o bio-Gnl nel porto di Vado Ligure, che “valida l’ipotesi di un accosto presso la realizzanda nuova diga del porto di Vado Ligure, al fine di garantire un’integrale operatività della banchina Reefer Terminal anche in presenza della nave Gnl”.

In sostanza, cioè, si realizzerà a monte della diga un accosto in funzione del deposito, in modo da non bloccare le attività del terminal container durante le operazioni di imbarco/sbarco di Gnl. Per farlo si è deciso di rinunciare all’idea di utilizzare due dei cassoni della porzione di diga da smantellarsi come opere protettive della nuova diga, destinandoli invece a basamento del nuovo piazzale di accosto. Al loro posto saranno posizionati dei tetrapodi di nuova produzione.

Sul fronte degli effetti ambientali la documentazione presentata dall’Adsp parrebbe evidenziare un impatto positivo o quantomeno non negativo della variante (che prevede in totale un maggior uso di materiali lapidei per circa 6mila tonnellate ma un risparmio di circa 6.100 mc di calcestruzzo), mentre “la definizione economica della variante – ha prescisato l’Adsp – è ancora in fase conclusiva”.

Secondo l’ente “si tratta principalmente di un aggiornamento tecnico e funzionale dell’intervento, finalizzato ad adeguare alcune lavorazioni all’evoluzione del contesto operativo e alle effettive esigenze emerse durante l’esecuzione dell’opera. La variante riguarda, in particolare, aspetti di assestamento progettuale, ottimizzazione di alcune lavorazioni, interventi migliorativi sulla funzionalità dell’infrastruttura e il ripristino della banchina sud-est, già previsto nella programmazione dell’Ente e ora inserito nell’appalto in corso”.

Per quanto riguarda il progetto legato al Gnl, “si precisa che le opere relative alla diga e quelle connesse agli investimenti del deposito sono tra loro distinte e autonome sotto il profilo progettuale e realizzativo. Nell’ambito della variante è stato previsto un adeguamento puntuale della configurazione interna della diga, al fine di migliorare la manovrabilità dei mezzi in transito in considerazione dell’attuale assetto operativo dell’area” ha aggiunto la port authority del Mar Ligure occidentale.

Infine, per quanto riguarda la tempistica, “i lavori della Fase 1 risultano attualmente avanzati per circa l’80%, con conclusione prevista entro la fine del 2026, compatibilmente con le condizioni meteomarine”.

A.M.

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