Anche Ravenna si candida a hub per le terre rare
Al via De Portibus, messaggio della città romagnola a Rixi per la riforma: “I territori devono partecipare alla redazione del Piano nazionale”

Ravenna – Il porto di Ravenna ha molte peculiarità a livello nazionale ed europeo, fra cui la distanza dalla città, le grandi aree a disposizione, soprattutto retroportuali, e l’armonia fra gli operatori pubblici e privati, capaci di “fare sistema”, come si suol dire, molto meglio che altrove.
Ne vorrebbe però aggiungere un’altra: diventare l’hub logistico di riferimento per le terre rare (anche se deve superare la concorrennza di altri scali, fra cui Marghera e Trieste). E’ una delle indicazioni emerse a De Portibus, l’evento sulla portualità in corso nella città romagnola, che oggi ha messo a confronto due presidenti, quello dell’Emilia Romagna Michele De Pascale – che giocava davvero in casa, essendo stato anche sindaco di Ravenna per due mandati – e quello della Liguria Marco Bucci, collegato da remoto. I due amministratori, che hanno colore politico diverso, hanno dimostrato un’unità di visione e di intenti che va al di là della (pur apprezzabile) correttezza istituzionale, un segnale sicuramente positivo per gli operatori.
“Vogliamo potenziare i collegamenti su ferro del porto di Ravenna, incentivare l’uso della ferrovia e spostare i trasferimenti delle merci dalla gomma: il sistema stradale emiliano, e il nodo di Bologna in particolare, ormai non può svilupparsi più di tanto, quindi la crescita traffici va fatta su rotaia” ha esordito De Pascale. “Per ottenere questo obiettivo bisogna lavorare in maniera integrata: oggi nel porto di Ravenna ci sono 900 ettari di aree logistiche pronte ad essere attivate, su molte partite strategiche, penso ad esempio alle terre rare, possono essere un’opportunità non solo per la regione ma per tutto il paese. I porti di Genova e Trieste sono i due riferimenti nazionali per le grandi rotte intercontinentali e non sono in competizione con Ravenna, che anzi ha una vocazione totalmente complementare a Trieste: riuscire a integrarci al meglio con loro è un obiettivo” ha proseguito.
Marco Bucci si è detto d’accordo con questa visione strategica: “L’Italia diventa sempre più concorrenziale se i suoi porti sono complementari, non dobbiamo metterci uno contro l’altro. Ravenna ad esempio è il miglior porto d’Italia per i depositi chimici, mentre qui abbiamo problemi nel gestirli” ha ricordato.
Rispondendo a una domanda sui tempi di realizzazione della nuova diga di Genova, Bucci ha indicato la fine 2027-inizio 2028 come data di chiusura dei lavori: “Sulla diga le sfide sono amministrative, non tecniche. Ricordo che questa opera non è un investimento del Pnrr ma del Fondo nazionale complementare una volta completata sarà al servizio di tutto in Nord Italia e dell’Europa del Sud”
De Pascale ha sottolineato come la regione Emilia Romagna consideri la logistica una componente fondamentale dello sviluppo delle imprese: “Ci sono stati investimenti importanti con 20 milioni destinati all’interporto di Bologna e anche sul collegamento fra il porto di Ravenna e il distretto della ceramica. La regione sconta purtroppo alcune strozzature drammatiche nei collegamenti su strada, attualmente non ci sono grandi prospettive di investimento quindi dobbiamo essere concreti e sfruttare al meglio i tre-quattro poli strategici già esistenti, che sono adeguati all’attività logistica”.
Entrambi i presidenti hanno dichiarato di credere nel concetto di “macro regione” del Nord e Bucci ha ricordato come Genova si trovi sul corridoio Reno-Alpi, che a sua volta incrocia il collegamento est-ovest fra Portogallo a Romania poco sopra il porto ligure, nell’area che va da Alessandria a Novara, destinata a diventare sempre più importante come snodo logistico.
Per quanto riguarda la prossima riforma dei porti De Pascale ha fatto due esplicite richieste al viceministro Edoardo Rixi: “La prima è: quale ruolo hanno le comunità locali nel costruire le strategie nazionali? Noi vogliamo essere chiamati e partecipare a una discussione seria, rigorosa e trasparente per definire il piano nazionale, sulla base di numeri ed evidenze. Ricordo che quando ero sindaco di Ravenna abbiamo rischiato di perdere 250 milioni di finanziamenti per lavori già avviati in quanto bisognava finanziare un progetto per il porto di Venezia… La seconda richiesta è, dopo aver definito una strategia comune nazionale, fare in modo che la sua attuazione, la ‘messa a terra’, si faccia insieme al territorio. Le opere che ci ha illustrato Bucci a Genova non sarebbero state possibili se non fossero state fatte con il territorio. Seguirò quindi con attenzione l’iter della riforma ma su questi due punti non transigiamo: per ora non mi sento rassicurato” ha concluso De Pascale, rilanciando la palla al ministero.
In chiusura Bucci ha provato a rassicurare il collega: “Io so questa che riforma comprenderà queste due cose. E’ il concetto ‘Think globally, act locally’, sono d’accordo che l’attuazione va fatta a livello locale, dobbiamo partecipare tutti, anche se la decisione finale va fatta dal centro”.
La palla passa ora al viceministro Rixi, atteso domani all’evento ravennate.
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