Bocciato dai lavoratori il nuovo accordo integrativo al Psa Genova Pra’. Rsu dimissionaria
Oltre il 67% dei dipendenti ha detto no alla bozza di secondo livello che riservava agli under 40 il surplus di flessibilità chiesto dall’azienda

Acque agitate in materia di lavoro portuale al Psa Genova Pra’, il più grande terminal container gateway d’Italia.
I lavoratori, infatti, accorsi in massa (544 votanti su 750 aventi diritto, più del 72,5%) a esprimersi sull’accordo di secondo livello abbozzato dall’azienda e dalla Rappresentanza sindacale unitaria, lo hanno bocciato con 368 no (67,6%), 162 sì, 12 astenuti e 2 schede nulle.
Come anticipato da SHIPPING ITALY, il testo voleva rispondere a un calo della produttività rilevato dal terminalista Psa, introducendo un articolato sistema di incentivi a fronte della possibilità per il gruppo singaporiano di richiedere ai propri dipendenti maggiore flessibilità in termini di orari ordinari e straordinari, con una netta separazione dei lavoratori in classi, distinte in generale da un criterio anagrafico-esperenziale basato su “quota 39” (somma fra età e anzianità aziendale), e l’esplicita ammissione che degli “strumenti volti a migliorare la conciliazione vita-lavoro del personale operativo” introdotti dal 2013 avrebbero potuto beneficiare d’ora innanzi, in caso di approvazione, solo coloro che oggi si trovano al di sopra di quella soglia.
Dopo che già nell’assemblea pre-voto erano sorte tensioni sulle modalità del medesimo, a tale prospettiva divisiva i lavoratori hanno, come detto, risposto in maniera netta. Psa finora ha preferito non rilasciare commenti sul tema mentre la Rsu ha annunciato le dimissioni, anche “alla luce dell’esito delle recenti consultazioni e votazioni riguardanti la trattativa di secondo livello. Riteniamo che il risultato espresso dai lavoratori debba essere interpretato con il massimo rispetto e rappresenti un chiaro segnale politico e sindacale nei confronti dell’operato della Rsu e del percorso intrapreso durante la negoziazione. Consapevoli del valore della democrazia sindacale e del ruolo fondamentale del consenso dei lavoratori, riteniamo corretto e doveroso trarre le conseguenze da tale espressione di voto, rimettendo il mandato ricevuto affinché possano essere avviati i percorsi previsti per il rinnovo della rappresentanza”.
A.M.
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