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DL Venezia, durissima reazione di agenti e sindacati sullo stop alle crociere

Come era prevedibile, il provvedimento con cui il Governo ha squassato la crocieristica veneziana e cancellato con un tratto di penna diritti maturati da e per anni e conseguenti affidamenti economici di decine di imprese e migliaia di lavoratori, ha suscitato reazioni durissime proprio fra gli esponenti di quel mondo. Particolarmente accorati i toni di […]

di Nicola Capuzzo
14 Luglio 2021
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Come era prevedibile, il provvedimento con cui il Governo ha squassato la crocieristica veneziana e cancellato con un tratto di penna diritti maturati da e per anni e conseguenti affidamenti economici di decine di imprese e migliaia di lavoratori, ha suscitato reazioni durissime proprio fra gli esponenti di quel mondo.

Particolarmente accorati i toni di una lettera inviata da Alessandro Santi, presidente di Federagenti, associazione degli agenti marittimi, al premier Mario Draghi: “Con un decreto è stato deciso l’azzeramento di un porto crociere, non un porto qualsiasi, quello di Venezia. Una decisione gravissima assunta all’insegna di un ‘politically correct’ internazionale che impatta su almeno 4.000 famiglie. E in prospettiva su altre 21.000. Venezia è finalmente un monumento sul mare, e continua il suo percorso verso la sua mortifica [mortifera, ndr] museizzazione”.

Apocalittico lo scenario delineato da Santi “Alla mancanza di scelte dei passati anni e dei precedenti governi della questione ‘grandi navi’ viene ora posta soluzione con una drammatica discontinuità che non permette in nessuna maniera fasi di transizione e, in mancanza di ormeggi ancora disponibili e comunque sufficienti, obbliga immediatamente le compagnie a modificare itinerari e programmazione per i prossimi anni trovando nuovi porti di scalo, probabilmente non in Adriatico e forse neppure in Italia”.

In cauda venenum, con la stoccata sui fini propagandistici dell’iniziativa: “Dal mese di agosto, forse, vedremo una città migliore, dove i problemi, e non sono pochi, spariranno di colpo, almeno negli obiettivi del Governo e con il compiacimento dell’Unesco e di molti ‘cittadini del mondo’: di certo, però, c’è che è stata decretata la morte delle crociere a Venezia e della cultura e professionalità, patrimonio di tante donne e uomini che, come fatto da tanti veneziani in questi anni, lasceranno la città per andare a fare i professionisti e i ‘cittadini’ in altri porti del mondo”.

Altrettanto preoccupata la Filt Cgil, che pretende quella chiarezza al momento impossibile, data la mancata definizione (o diffusione) di un testo ufficiale e dettagliato: “Siamo da subito disponibili per uno specifico ed urgente incontro con il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili ed il Ministero della Cultura per rappresentare le nostre preoccupazioni e necessità per le attività portuali e marittime di Venezia, direttamente coinvolte dal nuovo provvedimento ma soprattutto per offrire ai lavoratori certezze e non promesse”.

“La tutela dell’ambiente e della laguna di Venezia – prosegue la nota del segretario nazionale del sindacato Natale Colombo – non possono essere scambiate con una perdita importante di posti di lavoro. Non abbiamo nessuna contrarietà a salvaguardare la laguna di Venezia e le sue bellezze e rispettiamo tutto e tutti ma a patto che non si abbandonino le imprese ed i lavoratori coinvolti, già pesantemente danneggiati dagli effetti della pandemia sul traffico passeggeri e crocieristico in particolare. I diritti dei lavoratori non possono essere zittiti con i 157 milioni del fondo, utile a realizzare anche gli approdi provvisori a Marghera. È la solita politica dei due tempi che rischia di annunciare l’ennesimo disastro all’economia del Paese ed in particolare del territorio veneziano”.

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